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news Buenavita cannabis Milano
31 Ago

I pregiudizi sulla marijuana e il thc

ERBA LEGALE ONLINE: SUPERARE OGGI I PREGIUDIZI DI IERI

Siamo davvero pronti al cambiamento, o abbiamo ancora paure e incertezze dovute ad anni e anni di bigottismo e terrore su ciò che ci è stata presentata come “droga leggera” ma allo stesso tempo dannosa per il cervello e la salute psicofisica?

Sappiamo davvero le conseguenze e gli effetti che i farmaci più comuni hanno sul nostro organismo e sulla nostra psiche? Basta forse un bugiardino all’interno di un prodotto a base di canapa per fare la differenza tra sostanze legali e droga illegale?

Sappiamo che, per qualche motivo, nel passato la canapa veniva utilizzata come anestetico, come tessuto da abbigliamento, come digestivo e addirittura come carta. Ad un certo punto però  le nostre conoscenze si fermano e vengono sovrastate da frasi come “la marijuana fa male”, “se ti scopro a farti le canne, a mamma, ti ammazzo!”, “le canne ti fanno diventare stupido” e molte altre frasi ancora senza fondamento culturale basate solo su stereotipi e paure.

Oggi stiamo assistendo ad un fenomeno particolare e contagioso: la nascita dei cannabis store in Italia.
Dopo la legge del 2017, su proposta del Movimento 5 Stelle, con Loredana Lupo in quanto prima firmataria e successivamente di Adriano Zaccagnini (Sel), Nicodemo Oliverio (Pd) e Dorina Bianchi (Area Popolare), che incentiva la coltivazione della Cannabis sativa, come un fiore che sboccia così hanno iniziato a sbocciare anche negozi di canapa in tutto il nostro territorio nazionale e di conseguenza la produzione e la coltivazione di cannabis ha influenzato l’agricoltura di molte regioni alimentando il settore primario italiano.

I fiori però non bastano:  la cannabis, come abbiamo capito, può essere utilizzata per mille scopi e sotto mille forme, ecco perché i produttori non si sono limitati al classico negozio o e-commerce di erba legale (con un thc inferiore allo 0,2%), ma hanno iniziato a commercializzare prodotti per tutti gli usi partendo da: creme per il viso e per pelli sensibili o secche (poiché la cannabis ha le proprietà di rigenerazione cellulare grazie anche alla presenza di omega 3 e 6); creme per il gonfiore di tutti gli arti, creme antidolorifiche e antinfiammatorie, creme defaticanti (conseguenza dello studio che ha certificato che la canapa sativa ha proprietà anestetizzanti, antinfiammatorie e rilassa i muscoli aiutando ad alleviare l’infiammo, il dolore e il gonfiore). Alimenti come pasta, farine, oli, birre, liquori e molto altro invece derivano dal fatto che la cannabis è un alimento altamente proteico e ricco di proprietà nutritive assimilabili anche attraverso il cibo, e come i pomodori, hanno proprietà anti-invecchiamento.

Come riporta Fabio Dentini nel suo libro “Canapa Medica”, edizione iacobellieditore :“I cannabinoidi oltre ad essere presenti in natura, nelle piante di cannabis, sono presenti e prodotti anche dall’organismo umano. Il sistema endocannabinoide è il responsabile della produzione e del funzionamento dei cannabinoidi prodotti dal nostro corpo e svolge un’azione parallela a quella svolta dai cannabinoidi che possiamo assumere con la canapa. Regola l’assorbimento energetico del nostro organismo, il movimento dei nutrienti, il loro metabolismo e la loro conservazione. Gli endocannabinoidi regolano diverse funzioni del sistema nervoso, dell’apparato cardiaco, del sistema riproduttivo e del sistema immunitario. Infine aiutano il nostro sistema nervoso a comunicare, funzionando come messaggeri fra una cellula e l’altra”. Tali proprietà sono molto importanti per la produzione di integratori a base di olio di canapa che aiutano il nostro corpo nell’assorbimento energetico, stimolano il rilassamento, aiutano chi soffre di insonnia o ansia e come ultima cosa aiutano e stimolano l’appetito e la digestione.

A questo punto una domanda sorge spontanea: perché nonostante la legge in vigore, nonostante le pubblicazioni, gli studi fatti, le testimonianze di famiglie che grazie alla cannabis hanno aiutato i loro figli e parenti affetti da epilessia raggiungendo risultati straordinari, noi italiani ci facciamo ancora condizionare da paure dovute ad un passato di pregiudizi, interessi politici, commerciali, economici che hanno imposto il divieto di coltivazione e uso di questa pianta secondo molti miracolosa? Perché di mille piante usate per la produzione di farmaci, alimenti, integratori, la ricerca non ha mai potuto sperimentare le vere qualità di questa pianta? Speriamo che in questi anni l’appellativo di droga venga dimenticato e sostituito con erba benefica.

In America, come sappiamo, con la ricetta del medico la cannabis si può utilizzare da anni a scopo terapeutico ed è da anni che ci sono ricerche e risultati che portano a pensare che la marijuana, studiata accuratamente e regolamentata, ha delle qualità che molte piante non hanno. Forse un bugiardino o una ricetta cambierebbe le cose? Non abbiamo questa risposta ma conosciamo le proprietà della canapa e ogni giorno noi di BuenaVita.eu cerchiamo di fare più informazione possibile per portare questo mercato a rendere quanto dovrebbe, poiché on vi è dubbio nel pensare che un simile mercato aiuti anche la crescita economica del nostro paese.

Un ulteriore e forse il più importante motivo per coltivare canapa è che essa è eco-sostenibile e che, come riportano molti studi e articoli, aiuta il fitorisanamento: “Con Fitobonifica (o fitorisanamento) si intende l’impiego di vegetali per la bonifica dei terreni e degli ambienti. Alcuni vegetali, tra cui la canapa, sono infatti in grado di imprigionare tra le radici le sostanze inquinanti presenti nel terreno, disgregare o ancora accumulare all’interno della pianta. La canapa non solo è in grado di catturare dal terreno contaminanti organici e inorganici tra cui metalli e altre sostanze inquinanti, ma aiuta a ridurre la presenza di CO2 nell’aria e interviene anche sull’acqua”.

Cos’è il THC e il CBD e come possono influire sul nostro organismo e sulla nostra mente, ma soprattutto in che quantità?

Nel prossimo articolo parleremo delle vere potenzialità del thc e di quali elementi di questa pianta ci possono aiutare o meno e in quali quantità.

 

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  • Posted on Agosto 31, 2018
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news Buenavita cannabis Milano
24 Ago

IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE

“I cannabinoidi oltre ad essere presenti in natura, nelle piante di cannabis, sono presenti e prodotti anche dall’organismo umano. Il sistema endocannabinoide è il responsabile della produzione e del funzionamento dei cannabinoidi prodotti dal nostro corpo e svolge un’azione parallela a quella svolta dai cannabinoidi che possiamo assumere con la canapa. Regola l’assorbimento energetico del nostro organismo, il movimento dei nutrienti, il loro metabolismo e la loro conservazione.

Gli endocannabinoidi regolano diverse funzioni del sistema nervoso, dell’apparato cardiaco, del sistema riproduttivo e del sistema immunitario. Infine aiutano il nostro sistema nervoso a comunicare, funzionando come messaggeri fra una cellula e l’altra.”

www.buenavita.eu

Fonte: Canapa Medica di Fabrizio Dentini – iacobellieditore

Tags: Benessere, Salute, Uncategorized
  • Posted on Agosto 24, 2018
  • Categorie: Uncategorized
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30 Lug

La Cannabis Legale?

La Cannabis Legale?

Questa è una delle domande che si pone qualsiasi persona appena sente parlare del tema cannabis terapeutica.

La Cannabis terapeutica proviene da una linea genetica costante: ciò vuol dire che tutte le piante hanno un profilo genetico uguale, e dunque ogni volta crescono con le stesse caratteristiche. La coltivazione da parte di esperti in ambiente chiuso e la standardizzazione delle procedure di crescita, raccolta e confezionamento, garantiscono un prodotto a contenuto alto e costante di principi attivi ed una bassa presenza di contaminanti. Alcune piante vengono irradiate con raggi Gamma per eliminare qualsiasi batterio/muffa che possa agire come agente contaminante. Come nel caso dei pazienti immuni-depressi che oltre ad essere gravemente malati hanno un maggior rischio di esporsi ad infezioni microbiche, ed è proprio per questo che necessitano di una Marijuana non infettata.

Differentemente, i prodotti coltivati all’aperto non garantiscono una qualità ed un contenuto di principi attivi costanti, oltre che presentare una difficile contaminazione. Nella cannabis terapeutica vengono utilizzate le sole infiorescenze femminili, le quali hanno un costo maggiore dell’erba che troviamo in strada.

Quindi la Marijuana che viene utilizzata per scopi medici si può ormai definire e consacrare una sostanza utile nella gestione della Sclerosi Multipla, nell’inappetenza, vomito e nausea da chemioterapia o HIV, glaucoma, nel trattamento del dolore oncologico, nell’epilessia, nella Fibromialgia, nel Parkinson, eccetera.

Numerose sono le inchieste e le testimonianze che in questi anni si sono svolte in tutta Italia per determinare e definire la qualità della cannabis illegale comprata in strada. Statisticamente è stato confermato che nella maggior parte delle volte ci troviamo di fronte ad una Marijuana che potremmo identificare come “dopata”. La Marijuana, essendo ancora considerata come droga, è severamente proibita dalle leggi e gestita dalle mafie, le quali hanno come solo ed unico scopo quello del profitto a discapito della qualità e dei controlli. La cannabis illegale va incontro al taglio per aumentare il guadagno di ogni singolo spacciatore. Il taglio serve per aumentare il peso della sostanza, migliorare gli effetti di “sballo”, e alterarla in modo che sia meno riconoscibile da eventuali controlli. Da una parte quindi, troveremo Marijuana contenenti quantità di thc elevatissimo (26%), e dall’altra invece, marijuana di bassa qualità; la caratteristica che le accomuna, è che entrambi i casi presentano comunque al loro interno sostanze altamente nocive per la salute dell’uomo. Ad esempio, additivi chimici sono impiegati per rinforzare l’effetto dell’erba di bassa qualità: lacca, colla e lucido da scarpe vengono utilizzati per donare la lucentezza tipica delle resine di erbe di alta qualità.

Per appesantire la merce invece, vengono usati prodotti quali fibra di vetro, alluminio, cadmio e paraffina, i quali possono provocare malattie respiratorie molto gravi. Generalmente se non quasi sempre, nell’erba di bassa qualità viene aggiunta un’infinità di sostanze tossiche, tra le quali spicca l’ammoniaca; questa irrita le vie respiratorie e provoca sintomatiche gravi, fino a portare alla morte. L’alta tossicità dell’ammoniaca è da ricercare nel fatto che, disciolta nel sangue, innalza il pH ematico aumentando l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno tanto da renderla incapace di rilasciarlo ai tessuti, legandosi col chetoglutarato, bloccando di fatto il ciclo di Krebs. Inoltre forma emboli gassosi, che rappresentano uno stato patologico in cui una bolla d’aria ostruisce il normale flusso di sangue all’interno di un vaso, questo può portare velocemente alla morte, infatti le complicazioni più gravi sono l’ictus, l’attacco di cuore o insufficienza respiratoria.

La cannabis da strada è quindi totalmente differente dalla cannabis utilizzata a scopo terapeutico: oltre a causare danni fisici, comporta anche danni mentali, favorendo ad esempio il “rischio di schizofrenia“, e portando alla “comparsa di stati d’ansia“ e paranoie.

Infine, è proprio la marijuana illegale a traghettare il consumatore verso ambiti di dipendenza che altrimenti non avrebbe.

Anche Roberto Saviano e il capo dell’Antimafia Roberti chiedono di legalizzare l’uso della cannabis a scopo ricreativo al fine di dirottare le forze investigative alla ricerca e sequestro di sostanze più pericolose, chiedendo inoltre che siano i Monopoli di Stato a farsi carico della coltivazione, della lavorazione e della vendita, in modo che le mafie italiane e straniere restino tagliate fuori per sempre da questo maledetto, se pur altamente redditizio business: è infatti stimato che i costi del proibizionismo si aggirino intorno a 7 miliardi di euro l’anno.”

Pubblicato originalmente in BeLeaf 5, settembre 2017

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Cannabis terapeutica e “da strada”: esistono differenze?

 

 

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  • Posted on Luglio 30, 2018
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13 Lug

Nuova legge sulla canapa: in vigore dal 14 gennaio

“La nuova legge italiana sulla canapa industriale è entrata in vigore il 14 gennaio e dunque la prossima stagione canapicola sarà regolata dalle nuove norme. La legge numero 242 del 2 dicembre 2016 è stata infatti pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
“Oggi”, ha affermato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, “si ha finalmente un quadro legislativo che può valorizzare le caratteristiche distintive della canapa in Italia, dove si sta verificando una rapida diffusione della coltivazione dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli, Sicilia e Sardegna”. Gli fa eco il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, secondo il quale: “Per l’Italia si apre la strada per recuperare la leadership del passato”.Una legge che può dare una spinta definitiva ad una moderna filiera della canapa italiana, sfruttando le potenzialità di questa pianta nei più disparati settori di utilizzo e le sue doti dal punto di vista ambientaleche la rendono una coltura adatta a combattere l’inquinamento, ridurre gli effetti devastanti dell’uomo sul clima e in generale contribuire a creare un modello sostenibile di sviluppo economico.COSA CAMBIA CON LA NUOVA LEGGE?
Le novità introdotte dalla nuova legge sono principalmente 3:– non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%. Quindi significa che la comunicazione alla più vicina stazione forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) tramite un modulo denuncia, NON è più necessaria.
Anche se non è più obbligatoria, l’orientamento è quello di comunicarlo comunque per evitare qualsiasi problema, per chi intendesse farlo è possibile scaricare io modulo QUI.
Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente.– La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore, e gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di THC dovesse superare la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso “è esclusa la responsabilità dell’agricoltore“.– Sono previsti finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno “per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa”.Ora il ministero della Salute avrà 6 mesi di tempo per legiferare su una questione che sta a cuore a tutti i produttori di canapa ad uso alimentare e cosmetico, e cioè la percentuale di THC che può essere contenuta nei prodotti per la cura del corpo e nei cibi ad uso umano.All’inizio del 1900, prima dell’avvento del proibizionismo, in Italia coltivavamo più di 100mila ettari di canapa. Nel 2015 ne abbiamo coltivati poco più di 3mila. Speriamo che questa legge possa essere un supporto per i nostri agricoltori ed una speranza per la nascita di un’economia più attenta all’ambiente ed al futuro con l’obiettivo di tornare a produrre in grandi quantità la miglior canapa del mondo.”
Redazione canapaindustriale.it

Tags: Legislazione
  • Posted on Luglio 13, 2018
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13 Lug

Olio di Cannabis per la Cosmesi, Verdesativa

“Olio di Cannabis sativa, per una cosmesi naturale e funzionale

Verdesativa propone una linea completa di prodotti cosmetici, vegetali ed ecologici, con tutte le preziose funzionalità dell’olio di semi di canapa

Scomparsa all’inizio degli anni ’60, la coltivazione della canapa è stata reintrodotta in Italia nel 1998. Le potenzialità d’uso di questa pianta d’antica tradizione sono molteplici: se ne ricavano tessuti, carta, combustibili, materiali plastici biodegradabili e un olio dalle eccezionali proprietà nutritive, contenente tutti gli aminoacidi essenziali e ricco di acidi grassi polinsaturi, vitamine e oligoelementi, che può essere efficacemente impiegato anche per uso esterno nella realizzazione di saponi, cosmetici, detersivi, cere e addirittura di lubrificanti e vernici di alta qualità e non inquinanti. Dopo quarant’anni di proibizionismo, tornare a utilizzare questa preziosa materia prima ha presentato notevoli difficoltà, per la mancanza di un’adeguata filiera di trasformazione e per il persistere di alcune barriere normative, nonché di limiti imposti dalla carenza tecnologica per le lavorazioni da fibra, fattori che impediscono o rendono non remunerativi alcuni usi, come quello alimentare e tessile. Si colloca in questo scenario la nascita di Verdesativa, che inizia nel 1998 la produzione di cosmetici naturali a base di olio spremuto a freddo dai semi di canapa sativa (al 100% italiana, coltivata dall’azienda agricola biologica Nuova Terra). Titolari di Verdesativa sono Alessio Musti e Sonia Capra, che ne illustra a L’Erborista programmi, obiettivi e filosofia produttiva.

Verde e profumato, a un tempo denso e leggero, ricco di clorofilla e di preziosi elementi, l’olio di canapa presenta molte proprietà di interesse cosmetico: è un antiossidante naturale (ricco di vitamina E, contribuisce a prevenire la formazione di radicali liberi), lenitivo, tonificante, riequilibrante e nutriente (con tutti gli aminoacidi essenziali, oltre ai preziosi Omega-3 e Omega-6 in alta concentrazione e in un rapporto ottimale). Tali caratteristiche lo rendono ideale per realizzare cosmetici destinati a pelli sensibili, secche, disidratate, senili, tendenti a rugosità, arrossamento e screpolatura: quindi, ad esempio, per i prodotti anti-età ma anche per solari e per un’ampia gamma di saponi e detergenti, nonché per la cura di pelli stressate e ipersensibili. Assorbito facilmente dalla pelle e con elevata fluidità, quello di canapa è inoltre il migliore tra gli oli da massaggio e rende la pelle tonica, idratata e luminosa, senza lasciare traccia di untuosità.

Quali sono i prodotti a base di olio di canapa realizzati da Verdesativa? Tra il settembre 1998 e il maggio 1999 abbiamo creato una linea cosmetica completa, poi costantemente arricchita e perfezionata. L’olio puro per il corpo, ad alta concentrazione di principi attivi, è realizzato in quattro varianti, in base ai diversi oli essenziali aggiunti all’olio di semi di canapa. Con azione nutritiva, lenitiva e idratante, è ideale per trattare pelli secche e con calo di tono ed elasticità, ma anche come riequilibrante del cuoio capelluto, eliminando l’eccesso di sebo e forfora. Indicato anche per le pelli più delicate di bambini e anziani è, come tutti i nostri prodotti, perfettamente dermocompatibile, non testato su animali e assolutamente naturale, senza derivati dal petrolio, profumi o coloranti sintetici. Con gli stessi criteri sono realizzati anche gli altri cosmetici Verdesativa (tutti vegetali, pienamente adatti a vegetariani e vegan) che comprendono creme per viso, corpo, mani, piedi, effetto lifting e antirughe, latte detergente, emulsioni dopobarba, saponi vegetali al 100% e una vasta gamma di prodotti per bagno, doccia e shampoo, per i quali vengono usati solo tensioattivi delicati di origine vegetale, oli essenziali ed estratti glicerici. Dermocompatibili, a basso impatto ambientale e completamente biodegradabili, non contengono profumi, conservanti o coloranti sintetici, né SLS, SLES, PEGS, PPPG, OGM o altre sostanze ritenute a rischio.

Un aspetto che tengo a sottolineare perché in tanti cosmetici definiti ‘naturali? c’è molta chimica, spesso senza che il consumatore ne sia consapevole, con l’utilizzo di ingredienti potenzialmente sensibilizzanti, tossici, allergizzanti, o anche semplicemente aggressivi e irritanti, quali solfati, petrolati, conservanti che rilasciano formaldeide, coloranti e profumi di sintesi, siliconi, etossilati, sostanze alogeno organiche, PEGs e loro derivati. Per questa diffusa tendenza a usare la chimica di sintesi anche nella cosmesi cosiddetta ‘naturale’, all’inizio non è stato facile formulare prodotti in linea con la nostra filosofia e abbiamo impostato il nostro lavoro su linee guida indicateci da tecnici tedeschi, scegliendo sempre la sostanza più naturale, più dermocompatibile e a minor impatto ambientale, anche e soprattutto rispetto a tensioattivi, conservanti ed emulsionanti.

Come nasce l’idea di sviluppare cosmetici a base di olio di canapa?Quando nel 1998, dopo quarant’anni di abbandono, la coltivazione della canapa è lentamente riapparsa nelle nostre campagne, sono nati progetti e sogni per recuperare una tradizione nazionale e trovare nuovi campi.

Come si concretizza, questo impegno per una cosmesi realmente naturale? Per fare la massima chiarezza in tal senso abbiamo costituito, con altre aziende italiane pioniere nella cosmesi naturale, l’Associazione dei produttori di Cosmesi Controllata Naturale, Co.Co.Nat. (www.coconat.org), che prendendo spunto da un disciplinare tedesco di certificazione della cosmesi naturale, ha elaborato un dettagliato regolamento, con una lista positiva degli ingredienti ammessi, per la produzione di cosmetici naturali garantiti dal marchio di qualità. Vi si specifica che tutte le materie prime vegetali devono provenire da agricoltura biologica o raccolta spontanea certificata, quando reperibili sul mercato (purtroppo bisogna ammettere che oggi ancora si fa molta fatica a trovare materie prime per la cosmesi certificate biologiche) mentre quelle d’origine animale, oltre a venire da allevamenti biologici certificati, non devono comportare sofferenze né tanto meno la soppressione degli animali, sui quali è proibita la sperimentazione dei prodotti finiti e degli ingredienti. La lista positiva è molto restrittiva e molto tutelante per il consumatore. Oltre all’impegno in Co.Co.Nat. a fianco di altri produttori, fondamentale per noi è anche il rapporto con i distributori, partner fondamentali nel trasmettere contenuti e valori del nostro lavoro. Ci rivolgiamo soprattutto ai negozi di alimentazione biologica e alle erboristerie, che per cultura, sensibilità e tipologia di clientela sono i più vicini alla nostra impostazione. Vogliamo che il consumatore impari a vedere dentro’ il prodotto, possa capire come e con cosa è fatto, e quindi effettuare scelte consapevoli.

Per questo le etichette di tutti i cosmetici Verdesativa, totalmente rinnovate, oltre a essere molto curate esteticamente sono ricche di informazioni, con un chiaro specchietto che elenca tutti gli ingredienti, con i ‘si’e i ‘no’ della cosmesi naturale, ovvero il dettaglio di cosa viene utilizzato e cosa no. Tutte le schede dei nostri prodotti, ‘spiegati’ e con l’elenco completo degli ingredienti, sono disponibili in internet (www.verdesativa.com), inoltre abbiamo realizzato un depliant informativo di 16 pagine su dermocompatibilità, cosmesi pulita e impatto ambientale. Un’altra importante categoria di interlocutori con cui stiamo aprendo interessanti prospettive di dialogo sono i medici dermatologi, mentre un significativo progetto in ambito medico è la sperimentazione, avviata con la ASL di Modena nel settembre di quest’anno, su un campione di soggetti allergici degenti nel reparto Chirurgia dell’Ospedale di Modena.

Quali sono i vostri programmi per il prossimo futuro? Proseguire nell’impegno per una cosmesi naturale senza compromessi, sul duplice binario dello sviluppo di prodotti realmente naturali ed ecologici, di elevata qualità ed efficacia, e della diffusione di una maggiore consapevolezza tra operatori e consumatori. Come novità di prodotto, a settembre è uscita la Crema Lifting Bioattiva, all’olio di canapa con rosa e vaniglia, ricca di preziosi oli ed estratti vegetali. A pH fisiologico e adatta a tutti i tipi di pelle per l’elevata tollerabilità, riduce la profondità delle rughe e decongestiona visibilmente le occhiaie, oltre a proteggere dagli agenti esterni e prevenire la formazione di radicali liberi.

Un’altra novità imminente è l’olio alimentare, con elevato contenuto di vitamine (Vit. E, Vit. del gruppo B), oligoelementi e acidi grassi polinsaturi Omega-3 e Omega-6, nonché il prezioso GLA, l’acido gamma-linolenico. Infine, per quanto riguarda la distribuzione, desideriamo sviluppare la nostra presenza nei centri di estetica, con prodotti di uso professionale, in parte già realizzati e in vendita da settembre, e in parte in fase di studio, e ampliare quella sui mercati esteri. Siamo già presenti nei principali Paesi europei, dove una più avanzata cultura del naturale permette di capire e apprezzare pienamente la qualità dei nostri prodotti, e stiamo ottenendo riscontri positivi anche in Asia.”

ottobre 2004 – l’Erborista

Tags: Benessere, Salute, Uncategorized
  • Posted on Luglio 13, 2018
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05 Lug

Tutti gli usi della Canapa

“C’è chi dice 1000, chi 25mila e chi oltre 50mila. Quello che è sicuro è che gli utilizzi della pianta di canapa sono davvero tanti e si incrociano tra prodotti della tradizione e nuovi studi che solo le moderne tecnologie permettono. Quando parliamo di canapa industriale, non intendiamo altro che determinate genetiche della pianta di cannabis, che è sempre quella. La stessa che è stata demonizzata nell’ultimo secolo e additata semplicemente come droga, e che in realtà è una pianta meravigliosa che può davvero nutrire il pianeta e noi che lo abitiamo, in sintonia con la natura.

Il primo ritrovamento di un manufatto in canapa risale a più di 9mila anni fa. La scoperta è stata fatta nel 2013 dal professorIan Hodder, ed è la testimonianza che la canapa, per molte sue proprietà, ha accompagnato l’umanità in quasi tutta la sua storia. Anche in Italia abbiamo avuto una forte tradizione agro-industriale legata alla canapa se pensiamo che fino agli anni ’30 del secolo scorso eravamo i secondi produttori al mondo per quantità, dietro alla Russia, e i primi per la qualità del prodotto.

La canapa è un vegetale erbaceo annuale, con un ciclo di vita che può durare dai 3 ai 10 mesi, a seconda della varietà e delle diverse condizioni ambientali. E’ divisa in 3 famiglie, la Cannabis Sativa, la Cannabis Indica e la Cannabis Ruderalis. Le varietà oggi registrate per l’utilizzo industriale, con contenuto certificato di THC inferiore allo 0,2%, sono tutte varietà in cui è certamente dominante il carattere di Cannabis Sativa.

E’ comunemente considerata una pianta di origine asiatica, ma di recente il ricercatore Giorgio Amorini ha raccontato che era già presente in Italia e nel bacino del Mediterraneo già 13.500 anni fa.

Vediamo qui sotto un riassunto dei principali utilizzi di questa pianta:

SETTORE ALIMENTARE. Il seme di canapa è il seme più nutriente che ci sia. Ha un contenuto di proteine pari al 20/25%, e contiene tutti e 9 gli amminoacidi essenziali. Contiene l’acido linoleico omega-6 e l’acido alfalinoleico omega-3, che sono acidi grassi essenziali, nel giusto rapporto per l’organismo umano. Inoltre sono presenti vitamine, fitosteroli, caroteni e minerali. Dalla spremitura a freddo dei semi si può ricavare un olio ad uso alimentare e cosmetico che è considerato un vaccino nutrizionale, nel senso che ha tutte le qualità di un alimento protettivo: se utilizzato quotidianamente aiuta ad esempio a rafforzare il sistema immunitario e a far abbassare i livelli di colesterolo. Dai semi è possibile inoltre ricavare farine per la creazione di prodotti da forno dolci e salati. In Italia il risveglio culturale sulle proprietà della pianta di canapa ha sempre di più la tavola come suo volano di crescita e sviluppo. D’altronde siamo in Italia e per noi la bontà e la qualità del cibo che ci troviamo nel piatto ha sempre avuto un certo peso. Ma la crescita dei consumi di canapa e derivati nel settore alimentare non significa solo un miglioramento delle nostre abitudini alimentari ed una protezione in più per il nostro organismo: si sta rivelando un vero e proprio vettore di informazioni dal quale le persone comuni iniziano a farsi domande e pretendono, giustamente, di essere informati correttamente. Ed è anche così che aumentano i dottori, i nutrizionisti, gli atleti e le persone in generale che sono al corrente delle proprietà nutritive dei semi e dell’olio, considerati un vaccino nutrizionale per il nostro corpo se assunti con regolarità e ne consigliano il loro utilizzo. E intanto crescono anche le aziende che celebrano il connubio di sapori e nutrimenti tra la pianta di canapa e la nostra sterminata cultura gastronomica.

CARTA. L’uso della fibra di canapa per produrre carta risale a più di 2000 anni fa. Attualmente, solo il 5% della carta mondiale viene fatta da piante annuali come la canapa o il lino. Ma agli albori della stampa la carta di canapa ebbe un ruolo preminente: la prime copie della Bibbia stampata da Gutenberg furono prodotte con questo tipo di carta e gli originali delle Costituzioni americana (1776, nella foto) e francese (1791) sono scritte su carta di canapa. Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comportaimportanti vantaggi: innanzitutto per la sua enorme produttività in cellulosa, infatti un ettaro di canapa produce, in pochi mesi, la stessa cellulosa prodotta da 4 ettari di foresta in decenni. Altro vantaggio è la bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20% oltre ad un’analoga percentuale di sostanze leganti. Il processo che conduce ad ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l’uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno: un procedimento costoso e inquinante che non è affatto necessario con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile, mentre i composti chimici utilizzati per sbiancare e trattare la carta ottenuta della fibra di legno, sono dannosi. La possibilità della canapa nasce quindi da un forte motivo ambientale, oggi che tutte le foreste primarie d’Europa, e la maggior parte di quelle americane, sono state distrutte anche per produrre la carta. Per quella di canapa non è mai troppo tardi.

BIO-EDILIZIA. Attorno ai materiali da costruzione naturali si può e si deve sviluppare una nuova edilizia, più in sintonia con l’uomo e attenta all’ambiente. Il contributo delle costruzioni in materiali vegetali alla salvaguardia ambientale deriva essenzialmente dalla capacità di non immettere, ma di “sequestrare”, biossido di carbonio. Per vivere, le piante convertono CO2 e acqua negli idrocarburi di cui esse sono costituite. Questo componente inquinante viene sequestrato all’atmosfera e fissato nei tessuti delle piante. La canapa è un’ottima fissatrice di CO2. Al netto delle emissioni di trasporto e lavorazione, un metro quadro di muratura in canapa e calce ha sequestrato all’aria 35 chilogrammi di biossido di carbonio. Il composto di calce e canapa può essere utilizzato per una varietà di esigenze di costruzione che spaziano dalla muratura portante a quella divisoria, per arrivare alla pavimentazione. Oltre ad essere anche loro carbonio-negativi, i biomattoni hanno proprietà isolanti e capacità naturali di regolazione dell’umidità. La canapa unita alla calce garantisce un buon isolamento e minimizzazione dei ponti termici, recuperi passivi di calore da energia solare e sorgenti interne, tenuta all’aria esterna e ventilazione meccanica ad alta efficienza. Altra caratteristica è l’ottima resistenza meccanica e la riduzione dei costi energetici per mantenere temperatura e umidità costanti.

BIO-PLASTICHE. La plastica derivata dal petrolio ha i giorni contati. Esistono già diverse plastiche realizzate con cellulosa e fibre di canapa che possono costituire dal 50 al 100% del materiale. La fusione delle fibre di canapa nella plastica riduce la quantità di materiale derivato dal petrolioe migliora le qualità complessiva del prodotto: la bioplastica derivata dalla canapa è molto più resistente del polipropilene e l’utilizzo di queste fibre al posto di equivalenti sintetici elimina tutti i problemi legati ai rischi per la salute e allo smaltimento del materiale. Le diverse formule per ottenere materiali plastici compositi con la canapa permettono di ottenere differenti caratteristiche di resistenza, riciclabilità e biodegradabilità. In Italia la start-up Kanèsis ha da poco brevettato una termoplastica ottenuta dai materiali di scarto di 3 processi industriali di trasformazione di altrettante piante, di cui la principale è la canapa. E’ un materiale biodegradabile e compostabile e può essere utilizzato per la stampa 3D. 

AUTOMOBILI. Per quel che riguarda la canapa l’anno scorso è stato presentato il BioMat creato dalla Faurecia a partire dal PBS (polibutilene succinato) – che può essere ricavato da un processo di fermentazione dei cereali ed è un poliestere biodegradabile al 100% – miscelato con fibre di canapa per essere rinforzato. Mentre la John Controls ha effettuato studi su canapa, tapioca e patate dopo aver annunciato di aver messo a punto una nuova tecnologia di stampaggio plastico, che include fibre vegetali nel compostaggio dei pezzi delle automobili. Secondo loro questi materiali ridurrebbero il peso del 40%, rendendo le auto più resistenti del 30% rispetto alle normali carrozzerie in metallo. Senza dimenticare la Kestrel, auto ecologica in canapa costruita dalla Motive Industries, o il fatto che si può trovare la canapa in auto prodotte da Audi, BMW, Ford, GM, Chrysler, Mercedes, Lotus e Honda, tra gli altri. Auto elettriche come la BMW i3 fanno molto affidamento su questo materiale col quale sono realizzate le portiere che risultano più leggere del 10% rispetto a quelle realizzate con materiali tradizionali. Senza stare a scomodare la mitica Hemp Body Car, il prototipo di auto costruito da Henry Ford nel 1941 in bioplastica derivata dalla canapa e alimentata con etanolo di canapa

BIO-CARBURANTI. Fino alla fine del 1800 in America il combustibile più utilizzato era un derivato dell’olio di canapa. Non produceva scorie e le famiglie potevano produrlo in autonomia per alimentare le proprie lampade. La stessa Hemp Body Car, di cui abbiamo parlato sopra, era alimentata da etanolo di canapa.  In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno. Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo.

TESSILE. Il tessuto per abbigliamento, arredamento, corde e tappeti, si ricava dalla fibra lunga della pianta di canapa. Come tessuto, grazie alla sua fibra cava, la canapa rimane fresca in estate e calda in inverno. Ha proprietà antibatteriche e antifungine ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo, tenendolo asciutto e assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95%. La resistenza agli strappi è tre volte maggiore a quella del cotone e tra le fibre naturali è quella che meglio resiste all’usura. Richard Fagerlund, studioso che ha oltre 40 anni di esperienza nella gestione di specie nocive per le piante, ha di recente spiegato che: “La coltivazione del cotone è probabilmente il più grande inquinante del pianeta poiché, occupando solo il 3% dei terreni agricoli del mondo, esige il 25% dei pesticidi utilizzati in totale. Le sostanze chimiche vanno nelle acque sotterranee e il veleno non ha come bersaglio solo gli insetti, ma tutti gli organismi, compresi gli esseri umani. Inoltre la fibra di canapa è più lunga, più assorbente, resistente e isolante della fibra di cotone”. Sempre a livello di coltivazione il cotone per crescere, richiede circa il doppio dell’acqua rispetto alla canapa. Purtroppo in Italia, avendo saltato completamente la fase della meccanizzazione nel corso del Novecento, oggi di canapa tessile e di tessuti derivati non c’è produzione. Il tessile è da sempre considerato l’oro verde della canapa, perché è il prodotto con il maggior valore aggiunto. Per ripristinare il settore varrebbe la pena incentivare eventuali trasformatori e produttori.

COSMETICA. L’olio di canapa presenta un rapporto veramente ottimale (1:3) tra i due acidi grassi essenziali più importanti: Omega 3 e Omega 6 e ne abbiamo rimarcato l’importanza per la nostra alimentazione. Per quello che riguarda invece l’utilizzo cosmetico, che incrocia in vari modi l’utilizzo alimentare e terapeutico come coadiuvante in diverse patologie, in particolare è da far notare la presenza elevata dell’acido γ-linolenico, che svolge un ruolo importante nella fisiologia e fisiopatologia della pelle, e dei tocoferoli, che sono un potente antiossidante naturale. Lenitivo e riequilibrante, è inoltre un olio ricco di vitamina E, che combatte i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento precoce, e di vitamine del gruppo B (in particolare B1, B2, B6). Nell’olio di canapa i tre grassi acidi essenziali indicati sopra sono presenti in media tra il 60 e il 75% del totale e gli conferiscono proprietà antinfiammatorie e rigeneranti, che aiutano per il trattamento e la prevenzione di malattie della pelle come ad esempio l’eczema; pubblicazioni scientifiche ne supportano l’uso in condizioni di pelle secca come psoriasi e xerosi ed è inoltre utile per mitigare le irritazioni cutanee e per evitare o ridurre la formazione di cicatrici. Può essere usato anche localmente in caso di arrossamenti cutanei applicandolo localmente e massaggiando la parte interessata, oppure sui capelli ancora umidi, come impacco rivitalizzante (lasciare in posa almeno 10 minuti). Come andrebbe di moda dire nel mondo pubblicitario legato ai prodotti per la cura della pelle, è un perfetto anti-aging naturale e si inserisce a pieno diritto nei lipidi vegetali con qualità funzionali ai fini del mantenimento del buono stato di salute della pelle.

BENEFICI PER L’AMBIENTE. La canapa fa bene all’ambiente semplicemente crescendo. Abbiamo visto sopra le sue capacità di sequestrare CO2 dall’atmosfera, 4 volte tanto rispetto agli alberi. Sommiamo poi i vantaggi che avremmo fermando la deforestazione, se utilizzassimo la canapa (pianta annuale) invece che foreste che per crescere ci mettono 3o anni, per produrre la carta di cui abbiamo bisogno. Pensiamo all’inquinamento che ci risparmieremmo sia nelle lavorazioni industriali, sia nello smaltimento, se utilizzassimo bio-platiche al posto delle plastiche altamente inquinanti, bio-carburanti al posto di benzina e diesel (che inquinanti sia durante l’estrazione di petrolio, sia durante la trasformazione e sia durante l’utilizzo) e bio-mattoni per costruire e isolare le case. Già così il mondo sarebbe diverso. La filiera della canapa non produce rifiuti realmente inquinanti o difficili da smaltire, e non causa danni ecologici, apportando contemporaneamente un miglioramento nell’ambiente in cui viene coltivata. Essa rappresenta infatti un modello di sviluppo sostenibile che comporta l’abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell’inquinamento locale e globale, compreso quello del suolo, fino all’istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura. Inoltre, semplicemente venendo coltivata, la canapa attiva un processo di fitobonifica, miglioramento della fertilità dei suoli, azione di contrasto alla deforestazione e desertificazione e contribuisce al miglioramento del terreno come diserbante naturale.

APPLICAZIONI ANTIBATTERICHE. Una società del Colorado sta usando la canapa per combattere la diffusione delle infezioni da stafilococco negli ospedali. Il motivo è che dalla canapa si ottiene un tessuto antibatterico, al contrario di cotone e tessuti in poliestere, in cui è noto che i batteri sopravvivano giorni e addirittura mesi. Varie sostanze chimiche che si trovano nella canapa hanno dimostrato di possedere proprietà antibatteriche e antifungine. Il tessuto di canapa della EnviroTextile è ancora in fase di sviluppo, ma ha già mostrato risultati promettenti nei test di laboratorio iniziali.

NANOMATERIALE PER STOCCARE ENERGIA. Il grafene è spesso pubblicizzato come il futuro delle nanotecnologie essendo il materiale più sottile, più forte, e più leggero mai realizzato. Ma come si comporta la canapa a confronto? A quanto pare, è ancora meglio. All’inizio di quest’anno un gruppo di ingegneri chimici dell’University of Alberta ha trasformato le fibre di canapa in un nanomateriale con proprietà simili al grafene, ma con un costo finale molto più basso. Inoltre nell’ambito di dispositivi di accumulo di energia come batterie e condensatori, il nanomateriale in canapa ha mostrato “proprietà elettrochimiche di stoccaggio superiori” rispetto al grafene.”

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/9962-canapa-utilizzi

Tags: Curiosità, Economia, Mercato
  • Posted on Luglio 5, 2018
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news Buenavita cannabis Milano
05 Lug

Quali sono i benefici della Canapa?

Quali sono le proprietà dei semi di Canapa?
I semi sono composti per il 24% da proteine a cui si aggiungono gli otto aminoacidi essenziali. Si tratta di leucina, isoleucina, fenilalanina, lisina, metionina, treonina, triptofano e valina.

A cosa servono?
Gli aminoacidi sono usati dal nostro corpo per fabbricare proteine.Tra i venti aminoacidi che prendono parte al rinnovo cellulare, soltanto otto non sono sintetizzabili e per questo sono definiti “aminoacidi essenziali”.Questi aminoacidi possono essere introdotti solo con l’alimentazione. Quasi tutti gli alimenti del mondo vegetale contengono solo alcuni di questi aminoacidi essenziali, soltanto i semi di canapa contengono tutti gli aminoacidi essenziali!

Grassi, Vitamine e Sali Minerali
I semi di canapa sono ricchi di grassi vegetali, per circa il 35%. All’interno di questa percentuale ci sono grassi polinsaturi essenziali per il corretto funzionamento di muscoli, recettori nervosi e numerose ghiandole.
Il contenuto vitaminico dei semi di canapa è molto importante, come la presenza di vitamina E, tuttavia nei semi di canapa troviamo anche la vitamina A, B1, B2, PP e C. Tra i sali minerali troviamo invece potassio, fosforo, magnesio, calcio e ferro.

Come sono usati i semi di Canapa?
I semi di canapa crudi vengono spremuti a freddo per ottenere Olio di Canapa, ricco di Omega 3 e Omega 6 e in alternativa consumati insieme a pietanze, che sia yogurt a colazione o un’insalata a cena.

Benefici
I benefici dei semi di Canapa sono antinfiammatori per la loro ricchezza di omega-3 e di acido gamma-linolenico. Grazie alla presenza di grassi polinsaturi i semi di canapa sono considerati un ottimo alleato per la salute del cuore.

Problemi di stitichezza?
Grazie alla ricchezza di fibre i semi di canapa sono ottimi per migliorare e preservare il corretto funzionamento dell’intestino.
La vitamina E, contenuta nei semi di canapa, è un potente antiossidante, che contribuisce a bloccare l’azione nociva dei radicali liberi, principali responsabili della degenerazione cellulare.

Come può aiutare la mia pelle?
L’olio estratto dai semi di canapa è ricco, come detto sopra, di Omega3 e 6, di acido Gamma Linoleico , di Vitamina E e di vitamine del gruppo B, di aminoacidi essenziali e di oligo elementi. Previene efficacemente la disidratazione cutanea, nonché tutti gli stati di estrema sensibilità e fragilità epidermica, ripristinando la naturale elasticità della pelle, luminosità e la sua necessaria funzione di barriera.
Spesso i prodotti commerciali ottengono lo stesso risultato ma aggredendo la pelle e nel tempo tendono a non avere più l’effetto desiderato ma ad indurre la perso a dover comprare altri prodotti per curare le controindicazioni del primo prodotto.
Grazie alla sua peculiarità di assorbimento veloce, la canapa sativa penetra negli strati più  profondi del derma, quest’olio eccezionale è adatto alla cura di tutto il tuo corpo, dei tuoi bambini o del tuo amico a 4 zampe.
La canapa è anche un’ottima fibra tessile utilizzata già in passato, resistete ed ecologica, ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

Tags: Benessere, Salute, Uncategorized
  • Posted on Luglio 5, 2018
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02 Lug

La canapa per la bonifica dei terreni

“Con Fitobonifica (o fitorisanamento) si intende l’impiego di vegetali per la bonifica dei terreni e degli ambienti. Alcuni vegetali, tra cui la canapa, sono infatti in grado di imprigionare tra le radici le sostanze inquinanti presenti nel terreno, disgregare o ancora accumulare all’interno della pianta.Con Fitobonifica (o fitorisanamento) si intende l’impiego di vegetali per la bonifica dei terreni e degli ambienti. Alcuni vegetali, tra cui la canapa, sono infatti in grado di imprigionare tra le radici le sostanze inquinanti presenti nel terreno, disgregare o ancora accumulare all’interno della pianta.

La canapa non solo è in grado di catturare dal terreno contaminanti organici e inorganici tra cui metalli e altre sostanze inquinanti, ma aiuta a ridurre la presenza di CO2 nell’aria e interviene anche sull’acqua..

Rispetto al altre coltivazioni la resistenza della pianta della canapa consente l’abbattimento dell’impiego di pesticidi, fitofarmaci, diserbanti e anche d’acqua ed è quindi una coltivazione altamente sostenibile.

In passato la canapa è già stata adottata per la bonifica di terreni vicini all’ILVA resi inutilizzabili dagli scarichi delle industrie che hanno portato all’avvelenamento e conseguente morte di interi allevamenti e anche persone. Si stima infatti che nell’arco di cinque anni la pianta della canapa sia in grado di bonificare il terreno rendendolo nuovamente fertile e si sta pensando di usarla per arginare l’inquinamento di zone industriali come fosse una vera e propria barriera agli inquinant.i

La canapa non solo è in grado di catturare dal terreno contaminanti organici e inorganici tra cui metalli e altre sostanze inquinanti, ma aiuta a ridurre la presenza di CO2 nell’aria e interviene anche sull’acqua..

Rispetto al altre coltivazioni la resistenza della pianta della canapa consente l’abbattimento dell’impiego di pesticidi, fitofarmaci, diserbanti e anche d’acqua ed è quindi una coltivazione altamente sostenibile.

In passato la canapa è già stata adottata per la bonifica di terreni vicini all’ILVA resi inutilizzabili dagli scarichi delle industrie che hanno portato all’avvelenamento e conseguente morte di interi allevamenti e anche persone. Si stima infatti che nell’arco di cinque anni la pianta della canapa sia in grado di bonificare il terreno rendendolo nuovamente fertile e si sta pensando di usarla per arginare l’inquinamento di zone industriali come fosse una vera e propria barriera agli inquinanti.”

“La canapa è quindi un ottimo candidato naturale per la bonifica di terreni ad alto livello di inquinamento.

Un altro impiego sperimentale della canapa è il recupero dei fanghi contaminati che vengono prodotti dal passaggio di acque di scarico industriale o fognature che lasciano appunto sul terreno questi fanghi altamente inquinanti. La procedura standard prevede la raccolta ed essicazione dei fanghi contaminati perchè vengano poi bruciati o stoccati in discarica, con la canapa invece si può provvedere al recupero di questi fanghi che poi, una volta bonificati, possono esser rivenduti come terriccio.

Rispetto alle alternative la fitobonifica offre molti vantaggi di natura ambientale ed economica, ma richiede un maggiore tempo per il completamento della bonifica del terreno.”

fonte: https://www.tuttogreen.it/bonifica-terreni-con-la-canapa-unidea-italiana/

 

Tags: Curiosità, Economia, Mercato, Uncategorized
  • Posted on Luglio 2, 2018
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24 Feb

Il Vero Aroma della Cannabis: i Terpeni

I terpeni conferiscono alle varietà di cannabis i loro sapori caratteristici. Sono gli oli aromatici che la pianta produce e che danno ad una varietà un gusto fruttato o di menta, un aroma di terra o di agrumi oppure un odore di formaggio.
I terpeni conferiscono alle piante di cannabis il loro sapore e odore unici. I ricercatori ora dimostrano che essi potrebbero anche avere un ruolo sugli effetti di ciascuna varietà.

Si è scoperto che i terpeni possono influenzare la quantità di THC e CBD che entra nel cervello attraverso la barriera emato-encefalica. Ancora più importante, la scienza ha dimostrato che i terpeni possono influenzare direttamente i neurotrasmettitori del cervello in vari modi.
È importante anche ricordare che non tutti i tipi di terpeni funzionano allo stesso modo. Alcuni tipi possono influenzare il cervello in modo da farci rilassare, mentre altri hanno l’effetto opposto, aumentando i nostri livelli di umore e di energia.

Questi risultati , che mostrano il ruolo dei terpeni nella produzione di vari tipi di euforia, stanno ora elevando l’industria, la ricerca e la coltivazione della cannabis a nuovi e promettenti livelli. I terpeni stanno diventando l’obiettivo su cui vale la pena concentrarsi, non solo per gli intenditori che sono alla ricerca di un certo sapore, ma anche per coloro che desiderano comprendere e massimizzare gli effetti della marijuana. L’industria della cannabis terapeutica, in particolare, è interessata agli effetti dei terpeni e alla loro sinergia con i cannabinoidi.
I terpeni fanno spazio ad una nuova e interessante ricerca: ora possiamo influenzare direttamente i livelli di euforia e “sintonizzare” l’erba in base alle nostre esigenze.
Aggiungendo limonene, per esempio, si può ottenere un effetto stimolante. Allo stesso modo, possiamo aggiungere linalolo se vogliamo un effetto più rilassante e sedativo dalla pianta.
I laboratori stanno iniziando a testare le varietà non solo per i livelli di THC e CBD, ma anche per il loro contenuto di terpeni. Quando abbiamo capito quali tipi di terpeni sono presenti in una particolare varietà, siamo in grado di sapere in anticipo i suoi effetti.
La comprensione dei terpeni apre le porte a nuovi livelli di ricerca medica sugli effetti della cannabis. Questo significa nuove opportunità di esplorazione per coltivatori e banche dei semi. Si può ipotizzare che non passerà molto tempo prima che l’odore di una varietà contenga informazioni sufficienti per riuscire a predire il suo particolare effetto!

TERPENI COMUNI NELLA MARIJUANA:

IlMIRCENE è il terpene che si trova più frequentemente nella marijuana, e crea la maggior parte degli oli aromatici nelle varietà di cannabis. Il mircene si può trovare anche in alcune altre piante come il luppolo. Alcuni paragonano l’aroma di mircene a quello dei chiodi di garofano. È noto per avere proprietà anti-infiammatorie, anti-batteriche e antidolorifiche (analgesiche). Il mircene ha un effetto sedativo, calmante e rilassante.

LIMONENE
Dopo il mircene, il limonene è il secondo terpene più comune che troviamo nella marijuana. Come suggerisce il nome, ha un forte odore di agrumi. È noto per le sue proprietà antimicotiche e anti-batteriche. La ricerca suggerisce che il limonene funzioni anche come anti-cancerogeno e che possa aiutare a prevenire la crescita di tumori. Le varietà Haze sono una grande fonte di questo tipo di terpeni.

EUCALIPTOLO
L’eucaliptolo è il terpene che si trova nell’olio essenziale di eucalipto. Ha un odore fresco di menta. Si pensa abbia proprietà antidolorifiche oltre alla capacità di migliorare la concentrazione. Per questa ragione, si trova spesso nelle piante utilizzate per la meditazione.

NEROLIDOLO
Il nerolidolo si trova in zenzero, citronella e niaouli. Viene utilizzato come agente aromatizzante e in profumeria. Ha un aroma legnoso, di terra fresca, che ricorda la corteccia. In termini di benefici terapeutici, si pensa che il nerolidolo possa essere antimicotico ed è efficace per il trattamento della malaria. Il nerolidolo ha un effetto sedativo e rilassante.

PINENE
il PINENE ha un profumo che ricorda pini e abeti. Molte piante contengono pinene; per esempio, rosmarino e salvia. Questo terpene è noto per aver proprietà anti-infiammatorie e antisettiche locali. È anche noto come espettorante e ha un effetto di allargamento sui bronchi. La ricerca ha dimostrato che il pinene può influenzare positivamente la nostra memoria.

IL NOSTRO CONSIGLIO:
– Secondo noi sarebbe meglio dubitare di fiori che al tatto risultano umidi, dall’odore un po’ artefatto. Consigliamo sempre di informarsi sul brand che si vuole acquistare per evitare prodotti “imbevuti” di aromi sintetici.

Tags: Curiosità, Economia, Mercato, Uncategorized
  • Posted on Febbraio 24, 2018
  • Categorie: Uncategorized
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news Buenavita cannabis Milano
24 Feb

Fibromialgia e CBD il reale beneficio

Pareri medici e casi clinici riguardo l’uso del CBD contro la fibromialgia.

“Terapia del dolore e CBD

Fibromialgia e CBD! Qual’è il reale beneficio? Oramai l’utilizzo del CBD a scopo terapeutico è diventato un argomento sempre più diffuso in Italia. Dopo la regolamentazione da parte dello stato italiano sulla cannabis sativa c’è stato un reale interessamento sull’uso della cannabis light e soprattutto del CBD come terapia del dolore. La ricerca scientifica mondiale è seriamente attiva sull’utilizzo del CBD nell’approccio terapeutico e scientifico al trattamento del dolore. 

Come si comporta il CBD nei confronti del nostro corpo?

La cannabis produce naturalmente centinaia di cannabinoidi e terpenoidi che interagiscono in maniera benefica con l’organismo umano. Il sistema endocannabinoide (ECS) nel corpo umano è una complessa rete di recettori dei cannabinoidi naturalmente presenti nel nostro sistema nervoso, all’interno del cervello umano ed in generale in tutto il corpo. Questo complesso sistema recettivo interagisce con i composti del cannabis.

Il sistema endocannabinoide svolge un’importante funzione nel nostro organismo, regolando funzioni vitali come umore, ritmo del sonno, infiammazione, appetito, sensazione del dolore, memoria e molti altri. La cannabis produce diversi tipi di cannabinoidi che sono noti per adattarsi ai recettori dei cannabinoidi presenti nel sistema endocannabinoide – ed hanno perciò la capacità di attivare l’organismo per fargli eseguire diversi processi.

I due principali recettori di cannabinoidi presenti nel sistema endocannabinoide sono i CB1 e i CB2.

I recettori CB1 si trovano soprattutto nel cervello sui neuroni, nel sistema nervoso, ed in certi organi e tessuti come la milza e il cuore. I recettori CB2 li incontriamo principalmente su cellule immunitarie chiamate Microglia, dove la loro funzione resta perlopiù incerta; svolgono comunque un ruolo di analgesico nel cervello.

Attualmente stiamo giusto cominciando a capire come una deficienza di endocannabinoidi nell’organismo può essere connessa ad una serie di sintomi quali: rigidità muscolare, dolore cronico e rigidità muscolare estesa, affaticamento ed emicranie, problemi delle funzioni intestinali e urinarie, insonnia e disturbi del sonno, depressione e umore basso. Non c’è da meravigliarsi sul fatto che la cannabis abbia effetti positivi sulla salute quando si considerino questi semplici fatti.

I cannabinoidi semplicemente collaborano con le funzioni del sistema endocannabinoide all’interno dell’organismo.

CBD E FIBROMIALGIA

Sono stati effettuati ancora pochi studi in pazienti con Fibromialgia. L’uso della cannabis nella malattia non solo allevia il dolore ma agisce anche sui sintomi associati a questa sindrome, con miglioramento del sonno nell’81%. “Deficienze nei livelli di cannabinoidi potrebbero essere la causa soggiacente di numerose patologie alleviate dalla cannabis” – scrive Ethan Russo, consigliere capo alla GW Pharmaceuticals, in una estensione del suo articolo originale sulla carenza clinica di endocannabinoidi (CEDC), in cui ha fatto notare che il sistema endocannabinoide collega il nostro cervello con certe parti del corpo e certe funzioni; per cui, uno squilibrio di cannabinoidi nell’organismo potrebbe causare disturbi nella comunicazione.

Ci sono casi clinici di persone affette da fibromialgia che hanno spiegato come l’olio di cbdpossa essere un sollievo al dolore provocato da questa patologia.

L’olio di CBD non è un farmaco. Non eliminerà il dolore. L’olio di CBD può alleviare la sofferenza. In poche parole l’olio di cbd non è un oki! L’utilizzo giornaliero di questo prodotto inizierà a portare un alleviamento del dolore grazie all’attivazione dei recettori assopiti presenti nel nostro organismo. In giro di una settimana si potranno vedere i reali benefici di questa terapia del dolore. Su questo link potrete leggere (in inglese) un case history riguardo all’utilizzo dell’olio di cbd contro la fibromialgia.

Terapia del dolore e Olio di CBD

Ripetiamo. L’olio di CBD non è un farmaco! Non eliminerà completamente il dolore! L’utilizzo quotidiano e prolungato di olio di cbd garantisce un beneficio fisico attraverso un alleviamento del dolore provocato dalla fibromialgia. Il quantitativo di olio di cbd da assumere durante il giorno è personale. Come è personale la scelta della percentuale di cbd presente nell’olio che andrete ad usare. Ovviamente più forte è il dolore, maggiore è la quantità necessaria di cbd da assumere. Ricordiamo che i cannabinoidi non creano dipendenza e che il CBD in particolare non va ad agire sulle capacità mentali del nostro cervello, in quanto non psico-attivo.”

Cbweed spera che grazie a questo articolo sarà in grada di aiutare persone affette da questa patologia.

fonte: https://cbweed.com/fibromialgia-cbd-quale-reale-beneficio/

Tags: Benessere, Salute
  • Posted on Febbraio 24, 2018
  • Categorie: Uncategorized
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