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01 Feb

La Cannabis che cura

Meno oppiacei in Canada e negli USA, aiuto al trattamento dei sintomi dell’Alzheimer e del Parkinson, Fibromialgia… i riferimenti scientifici sull’utilizzo della cannabis e del CBD in medicina.

Fonte dell’articolo e per approfondimenti:

https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-cannabis-che-cura/la-cannabis-che-cura-gennaio-2021/

Meno oppiacei con la cannabis in Canada

L’uso di cannabis medica ha ridotto l’uso di farmaci oppiacei e al contempo ha migliorato la qualità della vita in un campione di 1145 pazienti canadesi afferenti a 21 centri di prescrizione. Al tempo zero gli oppiacei erano utilizzati dal 28% dei partecipanti, percentuale che scendeva all’11% dopo sei mesi di uso di cannabis. La dose di oppiacei giornaliera scendeva da 152 mg equivalenti di morfina a 32,2 a sei mesi, cioè una riduzione del 78%. Riduzioni simili sono state registrate in altre quattro classi di farmaci, e nello stesso tempo si è avuto un miglioramento statisticamente significativo dei parametri di qualità della vita.
https://academic.oup.com/painmedicine/advance-article-abstract/doi/10.1093/pm/pnaa396/6053211?redirectedFrom=fulltext

Meno oppiacei con la cannabis negli USA

Uno studio simile al precedente è stato svolto negli USA in tre dispensari medici di cannabis. E’ stato proposto un questionario online al quale hanno risposto 1181 pazienti; 656 sono stati esclusi in quanto non assumevano oppiacei in concomitanza o non rientravano nella diagnosi di dolore cronico. Rimanevano così 525 pazienti ai quali erano stati prescritti oppiacei per almeno tre mesi. Il 40,4% dei pazienti aveva stoppato tutti gli oppiacei dopo assunzione della cannabis, e solo 1,1% aveva dovuto aumentarli.ça maggioranza, il 60%, manteneva a un anno questo cambiamento di terapia. Circa la metà riferiva una riduzione del dolore. La maggioranza inoltre del 40-100%  del dolore. La maggioranza inoltre (80%) riferiva miglioramento della funzionalità l’87% miglioramento della qualità della vita. Il 62% non voleva più assumere oppiacei nel futuro. Si è inoltre visto che, nonostante questi cambiamenti non fossero correlati all’età e al sesso, i più giovani riportavano un miglioramento maggiore della funzionalità rispetto ai gruppi di età media o avanzata.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7781576/ll’inade

Fibromialgia e CBD

Un sondaggio anonimo è stato portato a termine su 2701 pazienti, in maggioranza americani, riguardo l’uso di CBD. Il 38,1% dei pazienti non aveva mai usato CBD, il 29,4% lo aveva usato in passato e il 32,4% lo usava attualmente. Gli utilizzatori lo facevano a causa dell’inadeguata risposta al dolore da parte di altri farmaci, mentre chi non lo usava lo faceva per preoccupazione sulla sicurezza. I partecipanti usavano CBD per numerosi sintomi correlati alla fibromialgia, in particolare il dolore, ansia e sonno, e generalmente riferivano miglioramento con scarsi effetti collaterali. Il 30-40% riferiva molto o moltissimo miglioramento.
https://www.jpain.org/article/S1526-5900(20)30117-6/fulltext

Parkinson e CBD

A tredici pazienti del Colorado affetti da Parkinson è stato somministrato l’estratto Epidiolex. Tutti riferivano effetti collaterali, come diarrea, sonnolenza, fatica, vertigini, dolore addominale e cefalea, comunque questi effetti erano di media entità, non seri. In undici c’è stato un aumento degli enzimi epatici nelle analisi in cinque pazienti, solo in un caso sintomatico. Tre non hanno terminato lo studio per intolleranza al CBD. Negli altri c’è invece stato un miglioramento sia nei punteggi motori che nel sonno che negli stati emotivi.
Leehey MA, Liu Y, Hart F, Epstein C, Cook M, Sillau S, Klawitter J, Newman H, Sempio C, Forman L, Seeberger L, Klepitskaya O, Baud Z, Bainbridge J. Safety and Tolerability of Cannabidiol in Parkinson Disease: An Open Label, Dose-Escalation Study. Cannabis Cannabinoid Res 2020;5(4):326-336.

Grave neuropatia diabetica; caso clinico

L’articolo descrive il caso clinico di un sessantaduenne ex tossicodipendente da eroina (aveva smesso da dieci anni) con grave dolore neuropatico da diabete accompagnato da emaciazione. I farmaci provati erano stati tutti inutili, “Il suo viso esprimeva la sua agonia e il disperato bisogno di aiuto”.  invece la cannabis è riuscita a ridurre il dolore, ha aumentato la massa muscolare e l’ha rinforzata, consentendo al paziente di alzarsi in piedi e a rimettersi a camminare.  Quattro mesi dopo aver iniziato la cannabis, un estratto in olio di sativa e Indica contenete pari quantità di THC e CBD, il peso del paziente era aumentato di dieci chili con aumento dell’appetito. Il sonno era tornato ristoratore, e il punteggio del dolore era sceso da 7-8 su 10 a 2. Per quanto riguarda il rischio di abuso, non vi era nessun “craving” di aumento della dose, e dai test effettuati non vi era alcun rischio di dipendenza da cannabis. L’articolo riporta anche il pensiero del paziente: “È stata la mia anziana madre che venuta strisciando in casa mia, “implorandomi” di provare quest’ultima possibilità e iniziare la cannabis… E’ stato come se avessi trovato un tesoro. La mia autostima è tornata dopo diversi mesi vissuti come uno zombie”
https://edm.bioscientifica.com/view/journals/edm/2020/1/EDM20-0108.xml

Alzheimer, il punto di vista delle persone che se ne prendono cura

Un sondaggio è stato svolto in Polonia su 73 “caregivers” di persone con morbo di Alzheimer. La vasta maggioranza riteneva che il CBD era efficace nel controllo dei sintomi della malattia e che i medici dovrebbero proporre il CBD come parte del trattamento.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0965229921000017?via%3Dihub

Tags: cannabis, cannabis medicale, cannabis terapia
  • Posted on Febbraio 1, 2021
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19 Nov

Come il CBD ha rischiato di diventare illegale

In piena emergenza sanitaria a causa della diffusione dei contagi da Covid-19, lo scorso ottobre, il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha emanato un decreto che avrebbe reso illegale il CBD e messo in ginocchio un intero settore.
Con l’attenzione dei mass-media italiani monopolizzata dalla pandemia, l’aggiornamento tramite decreto, delle tabelle medicinali (n.309 del 1990) che elencano quali sono le sostanze considerate stupefacenti e psicotrope, stava per passare inosservato.

Le caratteristiche del CBD.

Il cannabidiolo (o CBD) è una delle principali sostanze presenti nella cannabis, che a differenza del THC non contiene il principio attivo con effetto psicotropo. Il CBD possiede notevoli benefici e capacità rilassanti, antinfiammatorie e antidolorifiche, oltre che esser utilizzato per il trattamento di alcune patologie. Da anni ormai, il cannabidiolo è stato inserito tra le sostanze naturali consigliate dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per il trattamento di epilessia, mal di testa e insonnia.
Grazie a queste caratteristiche del CBD è nato un nuovo mercato che con la sua filiera produttiva ha alimentato l’occupazione giovanile, dato lavoro a migliaia di persone e riqualificato la coltura agricola nelle campagne italiane. Prodotti come ad esempio, oli e cristalli di CBD, creme e unguenti, fino alla cosiddetta cannabis light sono venduti senza ricetta e consegnati a domicilio

Cosa dice il decreto.

Secondo questo provvedimento emanato in ottobre dal Ministero della Salute, le “Composizioni per somministrazione a uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis” rientrano tra le sostanze attive stupefacenti. Pertanto, con l’entrata in vigore del decreto qualsiasi composizione contenente il CBD diverrebbe un prodotto non più vendibile liberamente, ma dovrà esser autorizzato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e venduto con una ricetta.
La stessa agenzia che, si legge nel testo del decreto, sta valutando “una richiesta di autorizzazione all’avvio della commercializzazione di un medicinale, in soluzione orale contenente cannabidiolo, che ha già ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio centralizzata da parte dell’European Medicines Agency (EMA) e che lo stesso medicinale e’ controllato attraverso un programma di uso compassionevole, notificato all’AIFA, per i pazienti in trattamento con sindrome di Dravet e sindrome di Lennox-Gastaut”.
Il medicinale in questione dovrebbe essere l’Epidiolex, un farmaco per l’epilessia a base di CBD commercializzato da una casa farmaceutica.

Le ripercussioni sul settore e il dietrofront di Speranza

L’entrata in vigore del decreto prevista per il 30 Ottobre 2020 è stata sospesa per un dietrofront all’ultimo momento del Ministro Speranza, in attesa dei pareri richiesti all’istituto superiore di sanità e al Consiglio superiore di sanità.
Rischio sventato. Fin dall’uscita del provvedimento, tutte le associazioni di categoria, le federazioni e le imprese del settore si erano opposte duramente e anche numerosi parlamentari l’avevano dichiarata come “una scelta illogica, che avrebbe penalizzato tutto il settore della coltivazione della canapa, lasciando così campo aperto ai soli colossi farmaceutici. Decisione, inoltre, in evidente contrasto con quanto promosso dal ministero dell’Agricoltura che di recente ha inserito i prodotti della cannabis tra le varietà officinali, dando il via alle filiere estrattive dei principi più nobili della pianta”.
Un dietrofront che salva il posto di lavoro di operatori del settore, società e piccoli produttori stoppando l’entrata nel mercato delle lobby e case farmaceutiche.

Però, se questo scampato pericolo ha momentaneamente rassicurato le molte aziende presenti sul territorio nazionale, rimane ancora l’incertezza in attesa che si pronunci nuovamente sulla questione il Consiglio superiore di sanità.
Quale allora potrebbe essere una soluzione per i tantissimi consumatori di CBD che cercano il benessere e di alleviare stress, ansia, insonnia e dolore senza alterazioni psicotrope, nel caso in cui, il cannabidiolo fosse invece, confermato illegale?

Tags: cbd, Legislazione
  • Posted on Novembre 19, 2020
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03 Apr

LA CANNABIS AD ALTO CONTENUTO DI CBD PUÒ ESSERE UTILE PER TRATTARE L’AUTISMO

Le potenzialità della cannabis nel trattare i sintomi dell’autismo, sono state evidenziate in un nuovo studio osservazionale che ha coinvolto 18 pazienti.

Il punto di partenza dello studio è che: “I disturbi dello spettro autistico comprendono condizioni che possono influenzare lo sviluppo cognitivo, le capacità motorie, l’interazione sociale, la comunicazione e il comportamento. Questo insieme di deficit funzionali si traduce spesso in una mancanza di indipendenza per gli individui diagnosticati e in gravi difficoltà per pazienti, famiglie e operatori sanitari”. Secondo i ricercatori brasiliani che hanno pubblicato questo nuovo lavoro su Frontiers in Neurology, “esistono numerose prove che indicano l’efficacia del cannabidiolo puro (CBD) e dell’estratto di cannabis sativa arricchito con CBD per il trattamento dei sintomi autistici nei pazienti con epilessia refrattaria. Vi è anche un crescente supporto di dati per l’ipotesi che l’autismo non epilettico condivida i meccanismi eziologici sottostanti con l’epilessia”.

Cannabis e autismo, lo studio pubblicato su Frontiers in Neurology

Lo studio ha dunque coinvolto 18 pazienti autistici che hanno ricevuto un estratto di cannabis CBD e THC in un rapporto di 75/1. A causa di effetti avversi, tre pazienti hanno interrotto l’uso prima di 1 mese. Tra i 15 pazienti che hanno aderito al trattamento (10 non epilettici e cinque epilettici) solo un paziente ha mostrato mancanza di miglioramento dei sintomi autistici. “Dopo 6-9 mesi di trattamento”, riportano gli autori, “la maggior parte dei pazienti, inclusi epilettici e non epilettici, ha mostrato un certo livello di miglioramento in più di una delle otto categorie di sintomi valutate: disturbo da deficit di attenzione/iperattività; disturbi comportamentali; deficit motori; deficit di autonomia; deficit di comunicazione e interazione sociale; deficit cognitivi; disturbi del sonno e convulsioni, con effetti avversi molto rari e lievi. I miglioramenti più significativi sono stati segnalati per convulsioni, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, disturbi del sonno e deficit di comunicazione e interazione sociale”.

Da non sottovalutare il fatto che: “Dieci dei 15 pazienti stavano usando altri medicinali e nove di questi erano in grado di mantenere i miglioramenti anche dopo aver ridotto o smesso di usare altri farmaci”. I ricercatori fanno infatti notare che: “I risultati qui riportati sono molto promettenti e indicano che l’estratto arricchito con CBD può migliorare più sintomi dell’autismo anche in pazienti non epilettici, con un sostanziale aumento della qualità della vita sia per i pazienti che per le persone che se prendono cura”.

Come fanno notare gli stessi autori, “i limiti intrinseci del presente studio, a causa della sua natura osservativa, sono la mancanza di gruppi di controllo, le dimensioni ridotte della coorte ed effetti placebo potenzialmente significativi”, sottolineando che: saranno necessari ulteriori studi clinici per confermare questi risultati iniziali.

Non bisogna dimenticare che già altri studi scientifici pubblicati in passato, hanno sottolineato i benefici della cannabis nel trattamento dei sintomi di questa patologia.

Gli altri studi

A gennaio su Frontiers in Pharmacology furono pubblicati i risultati di una ricerca condotta dall’unità di Farmacologia e Tossicologia Clinica del centro medico Harofeh di Assaf a Tel Aviv, in Israele, condotta da 53 bambini con un’età media di 11 anni affetti da autismo che non avevano mai sperimentato prima l’utilizzo di cannabinoidi, di cui circa due terzi hanno beneficiato di un trattamento costituito da un estratto di cannabis ad alto contenuto di CBD e basso contenuto di THC. La durata media della terapia è stata di 66 giorni e i dati sull’andamento del trattamento sono stati monitorati attraverso interviste di follow-up due volte a settimana, nonché analizzati da un gruppo indipendente di specialisti (un neurologo pediatrico specializzato in ASD, farmacologi clinici e farmacisti) con il compito di verificare l’efficacia sui sintomi e l’insorgenza degli effetti indesiderati. I sintomi monitorati sono stati: sintomi di iperattività, problemi relativi al sonno, autolesionismo, ansia.

I dati raccolti sono stati incoraggianti: gli attacchi di autolesionismo e rabbia sono migliorati nel 67,6% e peggiorati nell’8,8%; i sintomi di iperattività sono migliorati nel 68,4%, non hanno subito variazioni nel 28,9% e peggiorati nel 2,6%; i problemi relativi al sonno sono migliorati del 71,4% e peggiorati del 4,7%; l’ansia è migliorata del 47,1% e peggiorata del 23,5%. Gli effetti avversi, per lo più sonnolenza e cambiamento di appetito sono rimasti lievi. I dati aggregati complessivi restituiscono un netto miglioramento generale: la variazione generale dei sintomi è stata registrata per 51 su 53 pazienti (due pazienti non hanno presentato un rapporto sul loro miglioramento complessivo). Un miglioramento complessivo è stato segnalato nel 74,5%. Nessuna variazione è stata riportata nel 21,6% e un peggioramento nel 3,9%.

Pochi mesi fa nello studio pubblicato su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry i ricercatori spiegavano che: “L’uso di cannabinoidi in generale e CBD in particolare nel trattamento di numerose condizioni mediche e mentali, tra cui l’autismo, sta crescendo rapidamente. Tutte le prove attuali sono indirette e basate sull’efficacia del CBD in condizioni patologiche che potrebbero essere presenti anche in questa patologia. Quindi, la potenziale efficacia del CBD nel contesto dell’ASD è solo suggerita”. Secondo gli autori: “Il CBD ha dimostrato alcune proprietà pro-sociali negli studi pre-clinici. Inoltre, in alcune delle più comuni comorbidità dell’ASD, come disturbi del sonno, ADHD, ansia e convulsioni, il CBD può essere efficace come monoterapia o trattamento aggiuntivo”.

Intanto gli scienziati dello Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme, guidati dal dottor Adi Eran hanno studiato gli effetti di un estratto di cannabis in 60 bambini autistici con un’età media di 11,8 anni (range: 5-18 anni). Sono stati trattati con CBD e THC per via orale con un rapporto di 20: 1. La dose è stata aumentata in base all’effetto con una dose massima di CBD di 10 mg per chilogrammo di peso corporeo e una dose massima di THC di 0,5 mg/kg. La tollerabilità e l’efficacia sono state valutate con scale standard, tra cui il questionario Home Situations Questionnaire–Autism Spectrum Disorder (HSQ-ASD) e l’Autism Parenting Stress Index (APSI). In seguito al trattamento con la cannabis, i disturbi comportamentali sono stati migliorati nell’80% dei pazienti o molto migliorati nel 62% dei pazienti. I problemi di ansia e comunicazione sono stati migliorati nel 39% e molto migliorati nel 47%. I comportamenti di disturbo sono stati migliorati del 29%. I genitori hanno riportato meno stress come si evince dai punteggi APSI, con un miglioramento del 33%. Gli autori hanno concluso che: “Questo studio preliminare supporta la fattibilità della cannabis medica ad alto valore di CBD come un’opzione di trattamento promettente per i problemi comportamentali refrattari nei bambini con disturbo dello spettro autistico”.

Mario Catania

Fonte: https://www.cannabisterapeutica.info/2019/12/10/la-cannabis-cbd-puo-essere-utile-per-trattare-autismo/

Tags: autismo, cbd
  • Posted on Aprile 3, 2020
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31 Mar

COSA SONO I CANNABINOIDI?

I cannabinoidi sono composti chimici attivi che provengono dalla pianta di cannabis. Questi composti svolgono un ruolo importante all’interno di uno dei sistemi fisiologici del corpo chiamato sistema endocannabinoide (ECS). I cannabinoidi agiscono sui recettori dell’ECS, alterano il rilascio di neurotrasmettitori nel cervello e forniscono il necessario “carburante” per far funzionare il sistema. Il sistema endocannabinoide crea equilibrio interno in processi come il sonno, la regolazione dell’umore, l’infezione, il dolore e la funzione immunitaria.

Il sistema endocannabinoide ha recettori, CB-1 e CB-2. Ogni recettore è collegato a vari altri sistemi all’interno del corpo. Il CB-1 principalmente espresso nel cervello (sistema nervoso centrale), ma anche nel fegato, polmoni, organi riproduttivi e reni. Il CB-1 svolge le funzioni principali nella cognizione, regolazioni motorie, appetito, dolore, umore e sonno. Il CB-2 è principalmente espresso nel sistema immunitario e funzioni correlate. Il CB-2 è fondamentale per ridurre l’infiammazione, che a sua volta previene il danneggiamento dei tessuti e fornisce sollievo dal dolore.

Almeno 113 diversi cannabinoidi sono stati scoperti e non sono stati trovati in nessun’altra pianta al di fuori della cannabis, ecco un breve elenco dei più noti cannabinoidi:

CBD- Cannabidiolo

Il CBD si trova nella sua massima concentrazione all’interno della pianta di canapa. Il CBD è uno dei cannabinoidi più riconoscibili con la sua recente comparsa nei campi dei rimedi medici e naturali. Questo cannabinoide (CBN) viene utilizzato per la sua efficacia nel dolore, infiammazione, infezioni, convulsioni, disturbi neurologici, disturbi d’ansia, trattamento del cancro, condizioni della pelle e condizioni metaboliche. Il CBD si lega ai recettori CB-1 e CB-2 nell’ECS. C’è molta ricerca in corso con sul CBD.

Acido THCA-Tetraidrocannabinolico

THCA sembra simile a THC, ma sono diversi. Quando viene estratto da una pianta viva o in forma grezza, non è psicoattivo. Se la pianta è lasciata asciugare o esposta al calore, THCA cambierà in THC. Ricerche preliminari dimostrano che è efficace nella protezione del cervello, nel trattamento dell’infiammazione, nella prevenzione della nausea e della perdita di appetito e nel fermare la crescita delle cellule tumorali. Simile al CBD, THCA si lega ai recettori ECS CB-1 e CB-2.

CBG- Cannabigerolo

Il CBG si trova anche in concentrazioni più elevate nella pianta di canapa e non ha effetti psicoattivi. CBG mostra efficienza nel trattamento di dolore, infiammazione, stimolazione delle cellule cerebrali, stimolazione della crescita ossea, depressione, convulsioni, insonnia, infezioni batteriche e scarso appetito. Il CBG viene esaminato nel suo specifico successo nel trattamento del glaucoma, IBS, malattia di Huntington, MRSA e blocco della crescita delle cellule tumorali.

CBDA- Acido cannabidico

CBDA è il precursore del CBD e non sembra interagire direttamente con il sistema endocannabinoide. Invece, la ricerca mostra che colpisce i recettori e i sistemi non endocannabinoidi. Ora, per l’inibizione dell’infiammazione COX-2 ha anche mostrato la promessa di ridurre la diffusione delle cellule di cancro al seno. Il CBDA attiva i recettori della serotonina che possono alleviare la depressione e l’ansia. La serotonina aiuta anche a controllare la nausea e il vomito, che possono aiutare ad aumentare l’appetito.

CBN- Cannabinolo

Il cannabinolo è altamente considerato per le sue proprietà sedative e ha un effetto sedativo più forte rispetto ad altri cannabinoidi, senza causare un “high”. Il CBN è un modo efficace per ridurre l’ansia e gli effetti collaterali negativi dello stress nel malato. L’uso del cannabinolo sta mostrando molte promesse nel trattamento di gravi disturbi come il DPTS. In aggiunta a ciò, il CBN sta aumentando l’appetito, controlla la crescita delle cellule tumorali e attiva gli stessi percorsi di alleviamento del dolore come il THC. Il CBN attiva anche i recettori CB-1 e CB-2.

Differenziazione di cannabinoidi acidi e non-acidi

I composti acidi, come il THCA e il CBDA, sono i precursori di altri composti. A volte indicate come “cellule staminali”, sono i mattoni che possono creare quantità infinite di composti uguali o di altri tipi di composti con differenziazione. In questo caso, quando il calore o la luce vengono applicati a un cannabinoide acido, si trasforma nel cannabinoide non acido.

Alcune ricerche affermano che le forme non acide hanno maggiori benefici medicinali rispetto all’acido, mentre altre affermano fortemente il contrario. L’interesse e la ricerca in espansione nei composti acidi stanno dimostrando che apportano vantaggi anche all’utente. I composti acidi sono fondamentali in quanto creano un’ampia varietà di cannabinoidi all’interno della pianta. Gli studi dimostrano che i composti acidi e non acidi funzionano bene insieme nel corpo.

Ricordiamo sempre che la cannabis terapeutica è un farmaco che va assunto sotto stretto controllo medico e di rivolgersi sempre a personale esperto.

Fonte: http://www.antalgika.com/

Tags: cannabinoidi, cbd, cbda, cbg, cbn
  • Posted on Marzo 31, 2020
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27 Mar

COME POTENZIARE L’ANANDAMIDE, L’ANTIDEPRESSIVO NATURALE DEL CORPO

Il mondo sta attualmente attraversando una pandemia globale che minaccia di interrompere non solo la vita di tutti i giorni ma interi sistemi economici e sanitari. Per milioni di persone in tutto il mondo che devono affrontare ansia e incertezza su ciò che il domani riserva, il potere curativo della cannabis nelle sue varie forme può essere un ottimo modo per affrontare gli effetti psicologici, e forse anche fisici, della pandemia, naturalmente . Un particolare componente della cannabis, un endocannabinoide chiamato anandamide, noto come antidepressivo naturale del corpo, potrebbe essere la chiave per aiutare le persone ad affrontare questi tempi strazianti.

Che cos’è esattamente l’anandamide?

Dalla parola sanscrita “ananda”, che significa “felicità interna”, l’anandamide è un endocannabinoide che si autoalimenta dal cervello ed è metabolizzato dal sistema endocannabinoide, un sistema scoperto di recente responsabile della biosintesi ed è riconosciuto come un modulatore di un varietà di processi, dal dolore e dall’infiammazione all’appetito e all’umore.

L’anandamide è anche un mediatore lipidico che funziona come un ligando endogeno (una proteina che si lega a un recettore) attaccandosi ai recettori CB1 del corpo, l’obiettivo molecolare primario responsabile degli effetti farmacologici del THC.

Anandamide è stata scoperta nei primi anni ’90 dal Dr. Raphael Mechoulam, che era noto per la sua rivoluzionaria ricerca e scoperta del delta-9-THC mentre cercava di capire perché i nostri corpi contenessero recettori di cannabinoidi che sono in grado di legarsi con cannabinoidi esterni come CBD e THC.

Alcune scoperte chiave che i ricercatori hanno appreso negli anni sull’anandamide:

– Il corpo lo crea come è necessario per mantenere l’omeostasi, cosa che regola regolando la segnalazione e l’infiammazione dei neuroni.

– La sua fragilità molecolare lo rende facilmente scomposto. Di conseguenza, non tende a rimanere nel corpo per molto tempo.

– Il legame con i recettori CB1 e CB2 influisce enormemente su una serie di meccanismi fisiologici come la gestione del dolore, l’umore, l’appetito e persino la fertilità.

– Mantiene l’omeostasi legandosi ai recettori CB e incoraggiando la neurogenesi, lo sviluppo delle cellule nervose nel cervello, che è cruciale per la formazione di nuove cellule nervose necessarie per funzioni come l’apprendimento e la memoria.

– Uno studio del 2009 ha dimostrato che sono necessari alti livelli di anandamide per l’ovulazione e la sua fluttuazione può influire sullo sviluppo fetale. Lo studio ha anche scoperto che livelli più elevati di anandamide durante l’ovulazione possono contribuire a una gravidanza di successo.

– Nel 2015, uno studio su umani e topi ha scoperto che un aumento dei livelli di endocannabinoide era un catalizzatore per migliorare l’umore e ridurre la paura. Inoltre, una produzione inibita degli enzimi responsabili della decomposizione dell’anandamide (alias FAAH) ha provocato una diminuzione della paura e dell’ansia durante i periodi di stress.

– L’aumento dei livelli di anandamide è anche responsabile dell’esperienza beata delle persone alte dopo un rigoroso esercizio, noto anche come “high runner”.

Ora che sappiamo cos’è l’anandamide, cosa possiamo fare per aumentarlo?

1. Mangia cibi che contengono kaempferol

Il Kaempferol è un flavonoide che si trova in una varietà di frutta e verdura come patate, mele, broccoli, uva e pomodori. Alcuni studi suggeriscono che il kaempferolo può combattere il cancro e inibire anche la produzione di FAAH, l’enzima responsabile della decomposizione dell’anandamide nel corpo.

2. Mangia i tartufi!

Uno studio condotto nel 2015 ha scoperto che i tartufi contengono alcuni dei principali enzimi metabolici del sistema endocannabnioide, nonostante non esprimano recettori leganti l’ECS. I ricercatori hanno anche scoperto il contenuto di anandamide nei tartufi a diversi livelli di maturazione. Nel frattempo, l’altro cannabinoide endogeno dell’ECS, 2-AG, era al di sotto del limite di rilevazione. Anche se i tartufi hanno un prezzo elevato, questa potrebbe non essere la soluzione più pratica.

3. Esercizio per almeno 30 minuti

C’è un motivo per cui alcune persone diventano così dipendenti dall’esercizio fisico e dalla corsa. I livelli di anandamide sono noti per aumentare attraverso l’esercizio. Gli studi hanno anche dimostrato che anche il livello di esercizio e la durata contano, con esercizi a bassa intensità e durate più brevi che non hanno dimostrato di produrre gli stessi livelli associati a ciò che chiamiamo “runner’s high”. La produzione di anandamide è sia la motivazione che la ricompensa per l’esercizio e, con i benefici cardiovascolari associati all’esercizio fisico regolare, lo rende uno scenario vantaggioso per tutti. Sentiti più felice e migliora la tua salute allo stesso tempo.

4. Prendi il CBD

Il cannabidiolo è noto per i suoi potenti effetti antinfiammatori e analgesici, ma altrettanto importanti sono le sue proprietà di riduzione dell’ansia e di miglioramento dell’umore. Nonostante la debole affinità di legame del CBD con i recettori ECS, è noto che aumenta i livelli di anandamide nel corpo inibendo l’enzima FAAH di abbatterlo.

5. Concediti il cioccolato fondente

L’ananadamide può essere trovata, sebbene in piccole quantità, in una sostanza chimica presente nel cioccolato fondente. Contiene anche altre due sostanze chimiche simili all’anandamide che ne rallentano la degradazione, intensificandone così gli effetti. E a differenza del tartufo, il cioccolato fondente è decisamente più economico.

Fonte: https://cannabis.net/blog/medical/how-to-boost-anandamide-the-bodys-natural-antidepressant

Tags: anandamide, cbd, trattamento depressione
  • Posted on Marzo 27, 2020
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news Buenavita cannabis Milano
12 Giu

“LA DOTTORESSA CI SPIEGO´ CHE VIRGINIA STAVA VIVENDO UNO STATO DI CRISI PERENNE “

Una storia vera. Fonte: MJ Passion N3 Luglio/agosto 2018

In tutto il mondo 1% della popolazione è colpita da epilessia,mentre, il 30% di tutte le varianti di questa malattia non reagisce ai costosi farmaci in commercio. Solo in Europa 6 milioni di persone hanno un’epilessia attiva, cioè in fase acuta e sotto trattamento, (dati statistici riportati da MJ Passion).

Ma concentriamoci in Italia, precisamente sulla storia di Virginia la bambina nata precocemente e affetta da episodi gravi di epilessia e dei suoi genitori che passano la loro esistenza a combattere contro “un governo e una comunità medica” che “hanno interessi maggiori nel promuovere le loro droghe piuttosto che a curare le persone”.

Virginia, come scrive Martina Sacchetti di MJ Passion che ha intervistato e riportato questa storia, è nata di 25+2 settimane cambiando radicalmente la vita dei suoi giovanissimi genitori. Dopo poche settimane Virginia ha iniziato a mostrare crisi di epilessia e irrigidimento muscolare. Le fu diagnosticata la sindrome di West, un tipo di epilessia abbastanza comune nei bambini. I genitori si accorsero che qualcosa non andava dal sorriso della bambina, un modo veramente orribile per scoprire certe cose visto che il sorriso di un bambino è uno dei primi atti di comunicazione e interazione con i genitori. Virginia perse il sorriso in pochi giorni.

Le medicine e le cure prescritte avevano solo un effetto iniziale e poi portavano l’organismo ad assuefazione e quindi non avevano più effetti. Dopo aver consultato tutti i medici possibili ed essersi informati sulle varie sperimentazioni e farmaci esistenti i genitori della bambina hanno iniziato a soffermarsi su un argomento che ancora in Italia è un tabù, la Cannabis Sativa.

Nessun medico in Italia voleva prescrivere un farmaco a base di cannabis o cannabioidi ad una bambina piccola e sopratutto non essendoci in Italia dati e sperimentazioni certe, non avevano le basi e le certezze per poterlo fare. Il padre di Virginia scrisse a quasi tutti i medici internazionali che avrebbero potuto aiutarli e alla fine giunse una risposta. La soluzione era chiara, trasferirsi negli Stati Uniti.

Finalmente un inizio, con l’arrivo della Cannabis Light in Italia i genitori di Virginia ebbero la possibilità di testare il prodotto e fare tutte le dovute analisi, secondo le indicazioni dei medici con i quali erano in contatto, per la cura dell’epilessia: ” Già dopo le prime assunzioni” dichiara la madre “Virginia iniziò a rilassare i muscoli” e ad avere un respiro migliore e più profondo. Il CBD stava migliorando pian piano le condizioni e la situazione di Virginia.

Col passare del tempo alcuni sintomi si riproposero. I genitori iniziarono a chiedersi quale fosse l’elemento che bloccava le crisi e che quindi faceva la differenza, in modo da orientarsi meglio sulla scelta del prodotto e della varietà. Dall’Olanda arrivò presto la risposta e quindi un prodotto migliore contenente non solo il CBD che è la sostanza che inibisce la crisi vera e propria ma per avere dei risultati duraturi nel tempo bisognava avere un prodotto con delle piccole percentuali di sostanze psicoattive.

Il decreto ministeriale del 2015 però cita solo alcune varietà di cannabis e solo per alcuni tipi di patologie come: dolori, nausea e vomito dati da chemioterapie, stimolazione dell’appetito dei soggetti affetti da AIDS, cancro e anoressi, aiuto per la sindrome di Tourette e sclerosi multipla. Tutto ciò a carico del SSR, mentre per tutte le altre malattie come l’epilessia il SSR non si prende carico delle spese o della somministrazione terapeutica.

Molti dei preparati venduti in commerci accumulano sedimenti nel fondo della bottiglia e perdono moltissimo il livello dei terpeni e le proprietà del fitocomplesso. Ciò costringe il paziente a modificare sempre le dosi e le assunzioni.

La ricerca in Italia, come nel resto del mondo, dovrebbe iniziare a concentrarsi una questa pianta dalle qualità indubbiamente terapeutiche e sopratutto eco sostenibile e dalle proprietà incredibili. La madre di Virginia sostiene che non tornerà mai ai farmaci anti epilettici ma che preferirebbe trasferirsi pur di far star bene la sua bambina e assicurarle un futuro.

Editoriale: questa storia ci ha toccati nel profondo e abbiamo deciso di riportarla, come ha fatto MJ Passion, per sensibilizzare sul tema tutti e sdoganare il mito della Cannabis come stupefacente o droga. La Canapa, come apprendiamo anche dai nostri antenati e dalla storia, può avere mille usi: dall’edilizia, al tessile, alla produzione di carta, alla terapia per molte patologia. Ovviamente crediamo nella ricerca e nelle giuste assunzioni di questo prodotto in modo controllato e legale. Apriamo la mente, crediamoci insieme!

BuenaVita.eu ANNA RENNA

(grazie ad MJ Passion)

Tags: Benessere, Salute, Uncategorized
  • Posted on Giugno 12, 2019
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news Buenavita cannabis Milano
06 Giu

Annuncio di Trasparenza e coerenza dei prodotti venduti da BuenaVita

Questo è un luogo di autodeterminazione dove il primo interesse è il benessere dell’individuo, indipendentemente dalla connotazione politica, razziale, sessuale o religiosa.

 

Il nostro logo dichiara “La nostra canapa il tuo benessere”

 

Certo, siamo un’azienda e ci finanziamo con il profitto, ma rispettiamo sempre e comunque le leggi nazionali ed internazionali e ci teniamo ad informarti che prima di mettere in commercio un prodotto controlliamo scrupolosamente tutte le norme, tanto più le ultime ricerche scientifiche.

Come arbitro univoco, in caso di dubbi, ci basiamo sui rapporti del OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in quanto ritenuto da tutto il mondo scientifico l’organismo più bilanciato e avanzato e privo di condizionamenti.

 

La nostra gamma di prodotti, oltre 600, spazia dall’abbigliamento alla cosmesi dall’alimentare al salutistico, dal benessere degli animali alla coltivazione, senza mai compromettere il benessere nostro e di chi ci circonda.

 

Non inquiniamo, non creiamo dipendenze, non finanziamo le mafie e soprattutto non creiamo danni a te o alla tua famiglia.

Infine, e non da meno, paghiamo le tasse in Italia. Per coerenza queste ammontano a ben più del finanziamento stanziato nel 2019 per la lotta alla droga.

 

Ognuno dica la sua, ma i fatti contano.  La costituzione è la bussola, non dobbiamo mai perderla.
Sempre e comunque nel pieno rispetto delle persone che varcano la nostra porta.
  • Posted on Giugno 6, 2019
  • Categorie: Uncategorized
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06 Giu

BuenaVita incontra Prana e il Dottor Brent Reynolds – La cannabis come terapia: la scienza si esprime!

Buenavita Therapy e Cloud 9 Switzerland LLC incontrano Prof. Brent Reynolds Phd. Il neuroscienziato. che scopri le cellule staminali nel cervello dell’uomo adulto e che oggi si occupa dello sviluppo di terapie integrate con la Cannabis.

 

Venerdì 11 maggio 2019 presso il Buenavita Store di Milano si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dei prodotti PRANA HEMP con il Dott. Brent Reynolds, oggi Chief Medical Advisor di United Cannabis UCANN e Presidente di Prana Therapeutics.

PRANA HEMP, marchio del gruppo UCANN nato in Colorado, è la prima azienda di Cannabis accreditata con dati osservazionali su più di 15.000 pazienti ad oggi. Questo grazie al successo dei suoi prodotti e allo sviluppo dell’innovativo programma A.C.T. Now . La competenza dei suoi scienziati e la metodologia con cui lavorano hanno fatto si che Prana sia oggi all’avanguardia mondiale nelle terapie con l’uso di Cannabinoidi naturali.

Brent Reynolds ha incontrato medici e scienziati nostrani per renderli partecipi dei prodotti che ha aiutato a sviluppare, degli sviluppi nel campo della ricerca sui Cannabinoidi, ripercorrendo i benefici terapeutici dei Cannabinoidi di maggior interesse.

Come anticipato Brent Reynolds è lo scienziato che nel 1994, lavorando al suo dottorato di ricerca scoprì l’esistenza di cellule staminali nel cervello dei mammiferi adulti, una scoperta che ha superato un dogma vecchio di secoli, cioè che il cervello maturo non aveva la capacità di riparare se stesso. Il Dottor Reynolds è attualmente professore nel dipartimento di neurochirurgia dell’Università della Florida, professore a contratto presso l’Università del New South Wales a Sydney in Australia e professore onorario al Queensland Brain Institute in Australia, inoltre, ha all’attivo più di 60 pubblicazioni, quasi 1000 citazioni e 18 brevetti negli USA.

 

Nell’intervista presso Buenavita sono state affrontate le seguenti tematiche:

1.Cosa sono il CBD ed CBN ?

2.Quali sono le principali patologie che traggono benefici da CBD e CBN ?

3.Perché il nostro corpo ed il nostro cervello rispondono così bene a questi cannabinoidi(CBD e CBN) ?

4 Perché i cannabinoidi sono particolarmente importanti per le persone anziane ?

5.Ci sono controindicazioni nell’assunzione di cannabinoidi ? E più nello specifico si possono prendere in concomitanza con altri farmaci ?

6.Il CBD ed il CBN creano dipendenza ?

7.In cosa consiste il programma A.C.T. Now sviluppato da Prana Therapeutics negli USA?

 

  • Posted on Giugno 6, 2019
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news Buenavita cannabis Milano
04 Giu

Drogante Vs Non Drogante

Drogante Vs Non Drogante

Buenavita.eu News
La giustizia giusta. Gli Italiani la riconoscono.

Siamo una repubblica democratica che riconosce il tuo valore nel voto politico nonché nei referendum.

Sotto troverai 4 domande che meritano la tua attenzione in quanto hanno un’impatto su:

  •  salute
  • pianificazione ed allocazione di fondi pubblici
  • priorità di ordine pubblico
  • libertà di espressione dei mezzi di informazione
  • comprensione del sistema giudiziario
  • politiche per lo sviluppo economico
  • qualità d’informazione in ambito di droghe

 

Drogante Vs Non Drogante

La cannabis per essere considerata drogante deve avere un THC superiore allo 0,5%

Buenavita come la maggior parte dei cannabis store italiani non ha prodotti droganti.

 Allora dov’è il problema?

La legge 242/2016 (quella analizzata dalla corte di cassazione) – concede agli agricoltori una tolleranza fino allo 0,6% di THC. ossia permette di produrre cannabis drogante.

  1. Perché la legge concede agli agricoltori di produrre prodotti droganti se poi non si possono commercializzare? art 4 comma 5
  2. perché lo stato finanzia la coltivazione di prodotti droganti? Art 6 comma 1
  3. Perché siamo arrivati a chiedere alla cassazione se si possono vendere prodotti non droganti? in nessun altro settore è stata fatta questa domanda.
  4. Perché i giornali hanno riportato “la sentenza definitiva della cassazione”, mentre ad oggi è solo una “informativa provvisoria”?

Chi è il vero perdente da quando è stata introdotta la cannabis?

  1. Case farmaceutiche?
  2. Crimine organizzato – camorra/ndrangheta…?
  3. Crimine organizzato nel settore sanitario (vedi soggetti come Formigoni)?

Chi perderà se viene bloccata la vendita di CBD?

  1. Le persone con patologie gravi (parkinson, epilessia, alzheimer), che non possono più alleviare le proprie sofferenze?
  2. La società in generale che vedrà un nuovo aumento dei costi della sanità?
  3. L’italia che perderà l’occasione di sviluppare un settore economico d’interesse mondiale?

Quali sono i costi di questa confusione?

  1. Se sono 1.000 negozi allora ci vogliono almeno 2.000 poliziotti/carabinieri + questore + spese di 1.000 processi+10.000 analisi?
  2. Distrazione di risorse da problemi gravi di ordine pubblico?
  3. Fallimento di aziende agricole?
  4. Fallimento di negozi commerciali?

Sotto l’impatto che ha avuto la cannabis sul settore sanitario…

I ricercatori hanno anche documentato una lieve diminuzione del numero medio di pacchetti dispensati per anti epilettici (-1,5%), antidepressivi (-1,2%), oppioidi (-1,2%) e anti emicranici (circa -1%) .

Cosa è successo? Dopo che la cannabis leggera è diventata facilmente disponibile nei negozi al dettaglio, il numero medio di farmaci erogati è diminuita di circa l’1,6%. Le prescrizioni per i farmaci tipicamente usati per trattare l’ansia e la psicosi – le condizioni per le quali il CBD è stato trovato ad avere un impatto – sono diminuite di più. “Questo è intuitivamente spiegato dalle proprietà rilassanti del CBD, che è spesso usato per trattare i disturbi del sonno”, afferma lo studio. “Inoltre, il grande coefficiente che osserviamo per sedativi e ansiolitici sono anche coerenti con la sostituzione derivante dall’autovalutazione e dall’automedicazione, cioè la possibilità di valutare individualmente i sintomi (cioè l’ansia e l’insonnia) e, di conseguenza, decidere se prendere una pillola. “

Per la loro ricerca, hanno raccolto dati mensili sulle vendite di farmaci per tutte le 106 provincie italiane da gennaio 2016 a febbraio 2018. Su una media mensile, hanno trovato che l’autorità sanitaria italiana fornisce rimborsi per 28 pacchetti di sedativi e 72 scatole di ansiolitici (o anti ansia) per provincia. Hanno anche documentato il rimborso di 12.610 pacchetti per oppioidi, 18.460 pacchetti per anti epilettici, 27.198 pacchetti per antidepressivi, 4.802 pacchetti per anti-psicotici e 2.504 scatole per anti-emicranie.

Lo studio, pubblicato sulla serie di Working Paper di Health Econometrics e Data Group, è uno dei primi a esaminare come le persone usano la cannabis per auto-medicarsi. Gli autori dello studio hanno infatti trovato “l’involontaria liberalizzazione della cannabis leggera” come un ottimo punto di partenza per studiare come l’accessibilità alla cannabis possa potenzialmente spingere le persone a rivolgersi alla cannabis come sostituto delle droghe tradizionali.

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  • Posted on Giugno 4, 2019
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news Buenavita cannabis Milano
23 Mag

CHI CONSUMA CANNABIS IN ITALIA?

Di cannabis, soprattutto nel dibattito mainstream, se ne parla poco; e in quel poco, spesso se ne parla a sproposito. In opposizione a questo dibattito, che spesso accomuna sostanze diverse e – come vedremo – tipi diversi di consumatori, si colloca questa indagine. Un’indagine che, partendo dal tentativo di definire un primo profilo di chi fa uso di cannabis, intende riflettere in termini macro sulla popolazione dei consumatori di cannabis. Ed è seguendo questo filo rosso che si divide tra la condotta individuale e quell’aspetto economico-sociale che in qualche modo trascende il singolo che abbiamo deciso di ovviare ai limiti di spazio. In altri termini i risultati della ricerca verranno illustrati in più parti; se qui troverà spazio un’analisi fondamentalmente descrittiva del consumatore di cannabis , nelle parti successive (che verranno presentate nei prossimi numeri) ci si concentrerà sul consumo – nelle sue varie dimensioni – e sulle sue implicazioni a livello economico-sociale.

L’indagine si basa sui dati raccolti tramite questionari somministrati ai visitatori della IV edizione del “Canapa Mundi”, il principale evento fieristico sulla canapa a livello nazionale, che ha avuto luogo a Roma dal 16 al 18 febbraio 2018. Un evento che ha una storia abbastanza recente, ma che nondimeno ha visto in pochi anni una crescita esponenziale. Infatti le presenze alla fiera in soli 4 anni sono più che triplicate, passando dai 9000 della prima edizione ai 30000 dell’edizione 2018; già questo può essere preso come primo indicatore della profonda e articolata struttura che esiste dietro il semplice spinello.

I questionari sono stati somministrati da un gruppo di studenti volontari e non retribuiti della Sapienza, reclutati e coordinati dal dott. Andrea Pietrolucci. Infine, si ringrazia la direzione di “Canapa Mundi” per la collaborazione offerta, ed in particolare lo stand di “BeLeaf Magazine” che ha gentilmente ospitato questa iniziativa.

Concludiamo questa nota introduttiva con un’avvertenza, che come vedremo nasconde però anche delle indubbie potenzialità; data la collocazione periferica della struttura che ha ospitato l’evento ed il prezzo di ingresso (10 euro il costo del biglietto intero giornaliero), è presumibile che l’insieme dei visitatori rappresenti un campione distorto, in cui sono sovra rappresentati coloro che, per finalità di consumo o commerciali, sono maggiormente interessati al tema della cannabis. Come si può preliminarmente notare (Grafico 1), più del 75% del campione intervistato si caratterizza per un consumo abituale di cannabis.

Chi è il consumatore di cannabis?

Prima di indagare l’aspetto macro, che sia quello economico o quello sociale, cominciamo con l’aspetto micro, più propriamente descrittivo, volto a delineare un primo profilo del consumatore di cannabis – al netto di vuote retoriche o rappresentazioni improbabili. Partiamo dunque col definire chi è il consumatore di cannabis, e quindi con l’analisi di quelle variabili funzionali ad inquadrare a livello individuale la natura del consumatore di cannabis. Fra tutte ci concentriamo su quattro variabili in particolare, che hanno mostrato i risultati più interessanti: l’età, il genere, il titolo di studio e la condizione professionale.

Per quanto riguarda l’età, se è possibile ipotizzare a colpo d’occhio che la maggior parte dei consumatori di cannabis in Italia sia relativamente giovane – con la grande maggioranza, più di 4 persone su 5 (circa l’81%), compresa nella fascia d’età tra i 20 e i 40 anni – è interessante notare come, seppur con un lieve scarto, la frequenza degli ultra-quarantenni sia maggiore rispetto a quella degli adolescenti (Grafico 2). Questo dato, se da una parte pare confutare la rappresentazione dell’uso di cannabis come – vero o presunto – mero gesto di ribellione giovanile, dall’altra pare confermare l’ipotesi circa l’invecchiamento della platea dei consumatori di cannabis italiani (coerentemente con l’andamento della serie storica delle segnalazioni all’A.G. per detenzione di cannabis).

Il genere maschile è largamente prevalente (72%), a sostegno della letteratura in materia che vede il consumo di cannabis prerogativa degli uomini; in altri termini, per ogni donna ci sono tre uomini che consumano cannabis. All’interno delle due distribuzioni, inoltre, il consumo abituale è prevalente in misura maggiore tra gli uomini (78,6%) rispetto alle donne (68,4%) (Grafico 3). D’altro canto è ipotizzabile che queste differenze vadano assottigliandosi nel corso degli anni, come tra l’altro emerge dal rapporto SI.Pa.D (2016) che evidenzia un maggiore aumento nel consumo di cannabis presso le donne piuttosto che presso gli uomini. Benché tale relazione sia tutta da verificare (e offra un interessante spunto di ricerca), si può ipotizzare che sia dovuta essenzialmente a due fattori: da un lato un cambiamento di tipo emancipativo che ha investito – e sta investendo – il ruolo della donna, e dall’altro un cambiamento di tipo normalizzante che ha investito – e sta investendo – l’uso della cannabis stessa.

Il discorso che si può portare avanti relativamente alle variabili “Titolo di studio” e “Condizione professionale” è comune per ciò che concerne un esito paradossale. Lo scenario che si prospetta è il seguente: il grado di istruzione, così come quello di occupazione, si presentano al di sopra della media nazionale. Se ovviamente non si intende inferire che l’assunzione di cannabis comporta in media l’ottenimento di un titolo di studio più alto o il raggiungimento di una migliore occupazione lavorativa, risulta necessario sottolineare come difficilmente si possa affermare il contrario.

In altri termini, questo risultato confuta empiricamente l’ipotesi che l’assunzione di cannabis danneggi le capacità di apprendimento dei consumatori – anche di quelli assidui, i più presenti nel nostro campione –; ed anzi, l’elevato grado di istruzione degli intervistati conferma l’ipotesi circa l’esistenza di uno storico legame tra attività speculativa e consumo di cannabis. D’altra parte, coerentemente con la letteratura in materia, non è possibile rinvenire un legame statisticamente significativo tra assunzione di stupefacenti e abilità occupazionali.

In particolare, al netto dell’influenza esercitata su queste variabili dalla distorsione del campione e dal meccanismo di autoselezione che ha portato a partecipare alla fiera (e alla nostra ricerca) determinate fasce piuttosto che altre, ben il 27,5% ha dichiarato possedere una laurea, il 54,8% un diploma di scuola superiore, e appena il 17,7% il diploma di scuola media (Grafico 4).

Per quanto riguarda la condizione professionale, come in ogni indagine sulla diffusione del consumo di cannabis, anche nel nostro campione une delle categorie più rappresentate è quella degli studenti (26,7%). Ricodificando poi la variabile nelle modalità “Alta qualificazione/Media qualificazione/Bassa qualificazione/ Studenti/ Non occupati” possiamo notare una distribuzione pressappoco uniforme, dove le categorie che presentano una minore frequenza sono proprio i non occupati (11%) e i lavoratori con una bassa qualificazione (11%) (Grafico 5).

Dunque, in questa prima parte abbiamo voluto presentare, sulla base dei dati raccolti, un primo profilo del consumatore di cannabis. Una descrizione che, come si è visto, si pone in netto contrasto rispetto all’approssimativa rappresentazione che media e attori politici e istituzionali spesso forniscono. All’interno di questi discorsi il consumatore di cannabis viene dipinto – o, meglio, caricaturizzato –come un adolescente, uomo, che in seguito all’(ab)uso della sostanza non riesce né a raggiungere un alto livello d’istruzione né ad ottenere un’occupazione soddisfacente, ritrovandosi così relegato ai margini della società. Come abbiamo avuto occasione di mostrare, la realtà è molto più complessa del semplice stereotipo che pretende di descriverla. Attraverso un’analisi empirica si è mostrato che quell’adolescente nella maggior parte dei casi ha tra i 20 ed i 40 anni (la cui età media aumenta sempre più); che all’uomo, in realtà, si contrappone una componente femminile che, pur essendo relativamente minoritaria, sta acquisendo un peso sempre più importante; infine, si è svelato che quel soggetto apatico, svogliato e privo degli strumenti necessari per affrontare la vita scolastica e lavorativa in realtà poco o nulla ha a che fare con il consumo di cannabis.

 

*Matteo Cerasoli, Andrea Pietrolucci, Marco Rossi, Gwon Son – Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche Università La Sapienza, Roma

FONTE: https://beleafmagazine.it/2018/10/03/chi-consuma-cannabis-studio-italia/

  • Posted on Maggio 23, 2019
  • Categorie: Uncategorized
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