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news Buenavita cannabis Milano
28 Nov

Ora come non mai il mondo ha bisogno di Cannabis!

Ora come non mai il mondo ha bisogno di Cannabis!

Perché la canapa può salvare il mondo

Come tutti ormai sappiamo siamo in piena emergenza ambientale, tolti gli scettici come Donald Trump che in un’intervista al Washington Post dice di non credere ai cambiamenti climatici provocati dall’uomo e all’opinione diffusa di molti scienziati, l’Accordo di Parigi sostiene invece che gli effetti catastrofici climatici dovuti all’inquinamento sono ormai alle porte e bisognerebbe intervenire immediatamente, come si usa spesso dire “rimboccandosi le maniche”.

L’Unep, (programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), evidenzia l’aumento dell’emissioni di gas già dal 2017 e se ciò non verrà bloccato in tempo allora il clima mondiale aumenterà di 2/3°, dati riportati anche da una delle agenzie dell’informazione mondiale più importanti, L’A.N.S.A.

 

Detto ciò, che è solo una piccola parte del problema ambiente che oggi i nostri governi stanno affrontando e detto anche molto in sintesi, ritorniamo alla questione cannabis: come può questa pianta aiutarci a “salvare il mondo”? Come può una pianta che per anni è stata boicottata da interi governi o tenuta anzi “detenuta” solo dal sistema militare, essere ora come non mai una possibile fonte di benessere per il mondo e per l’essere umano?

 

Per non farla lunga, ed essere troppo prolissa tanto da sembrare una delle tante chiacchierate piene di “se” e “ma” sulla marijuana, arriverò dritta al punto: sapete cos’è la Bio-plastica? No, non è una plastica biodegradabile e basta, è una plastica che esiste, non è solo un progetto. La fusione delle fibre di canapa con la plastica riduce la quantità di materiale derivante dal petrolio, migliorando anche la qualità del prodotto. Una plastica resistente e che elimina i problemi legati allo smantellamento e alla salute. Le diverse formule per ottenere plastica con la canapa hanno le medesime caratteristiche: resistenza, riciclabilità e biodegradabilità.

La Bio-edilizia non è il solito parolone commerciale per attirare più audience e creare particolari strutture di design moderno. Per vivere, come sappiamo, le piante devono trattenere CO2, uno degli elementi che  serve al pianeta, ma allo stesso tempo se troppa fa male. Rispetto alle altre piante, la canapa è un’ottima trattenitrice di CO2: un metro quadro di muratura in canapa e calce può “sequestrare” 35 chilogrammi di biossido di carbonio. Questo impasto può essere utilizzato per i muri, per i pavimenti e per muri portanti, poiché molto solido e forte. La canapa è isolante e regola l’umidità. La canapa nell’edilizia diminuisce nettamente il costo di produzione delle materie e del trasporto.

L’altro giorno ho letto su www.lastampa.it un articolo che cito testualmente: “Sarà la cannabis a salvare Taranto dal disastro ambientale dell’ Ilva”. Questo articolo mi tocca da vicino, essendo io pugliese e ancora di più essendo io nel settore della cannabis. Ciò che c’è di più importante in questo articolo è il sottotitolo, che dava la sensazione come di un vago senso di stupore per l’avvenuta scoperta, cito: “La pianta riesce a bonificare i terreni contaminati dalla diossina”.

Lasciando perdere polemiche sul fatto se sia o non sia questa una scoperta, la cannabis potrebbe decontaminare un intero territorio per anni avvelenato: “Il libeccio soffia lieve. Fino a qualche anno fa portava nubi rosse, cariche di polvere di ferro. Oggi non più: l’aria è cambiata, odora di mare. La terra invece no, è ancora inquinata dalla diossina. Sul campo della masseria la cannabis cresce sotto il sole d’inizio giugno. Le piante sono alte un metro e mezzo. L’agricoltore punta gli occhi scuri verso le ciminiere dell’Ilva. Dice: «Eccolo il mostro che ci avvelena. Speriamo che la canapa lo circondi e lo soffochi, proprio come fa con le erbe infestanti».”, da: www.lastampa.it/2016/06/03.

Ci rendiamo veramente conto di quali possano essere le vere potenzialità di una semplicissima pianta che cresce facilmente, è eco-sostenibile, non inquina, bonifica i terreni, aiuta l’edilizia a essere bio e tagli tutti i costi di produzione?

 

Sapete tutto ormai cos’è la Xylella, quella malattia che ha attaccato gli ulivi del Salento distruggendo intere piantagioni e riducendo del 90% la produzione di olio, l’oro giallo di molti, per non dire quasi tutti, gli agricoltori pugliesi. Ora è in vista un cambiamento, al posto degli ulivi ormai insostituibili, gli agricoltori hanno iniziato a coltivare marijuana per scopi legali come quelli elencati sopra, in questo modo potremmo avere una netta ripresa del mercato agricolo.

La vendita e la coltivazione si è già quintuplicata in due anni, domanda e offerta vanno a braccetto e c’è anche molta competizione, con i dovuti controlli.

Ultimo argomento, i Bio-carburanti, lo dico in maniera semplice: dalla canapa è possibile ottenere un biodiesel parzialmente o interamente sostituibile agli odierni gasoli, nafte e derivati.

Studi, ricerche, quotidiani, scienziati, dottori stanno iniziando a considerare l’argomento non solo come un’eventualità futura ma come un progetto concreto, realizzabile e in parte già realizzato.

Potrei continuare raccontandovi della carta di canapa, già bianca di natura quindi pronta all’uso, potrei parlarvi delle terapie con l’olio di CBD che viene affiancato, non sostituito, agli odierni trattamenti medici. Potrei parlavi della cosmesi, degli aiuti per la pelle, della canapa alimentare e del seme più nutriente al mondo, ma perderei la vostra concentrazione.

Oggi volevo parlare di un tema meno egoistico ma che ingloba la salute individuale: il mondo e l’ambiente.

Spero di suscitare qualche commento e smuovere, o solleticare, le coscienze.

Anna Renna

 

per saperne di più:

ACCORDO DI PARIGI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tags: Curiosità, Economia, Legislazione, Mercato
  • Posted on Novembre 28, 2018
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news Buenavita cannabis Milano
07 Set

Cos’è il THC e quali sono i modi in cui interagisce con il cervello umano?

Cos’è il THC e quali sono i modi in cui interagisce con il cervello umano?

Riprendendo l’argomento dell’articolo precedente, intorno alla canapa girano molte leggende, stereotipi e pregiudizi spesso infondati, ciò che sappiamo realmente è che il thc, il principio attivo più famoso della cannabis, è classificato come sostanza psicoattiva poiché stimola il rilascio di dopamina che provoca stati di euforia e aumento dell’appetito.

Il thc, delta-9-tetraidrocannabinolo, è appunto il principio attivo responsabile delle manifestazioni alterate dei sensi o del senso di rilassamento. Nessun caso di morte o dipendenza da cannabis è stato fino ad oggi documentato, vari studi, tutti pubblicati, hanno dimostrato anche la Atossicità del thc.

Il thc ha numerose proprietà terapeutiche e aiuta una vasta gamma di disturbi quali: il morbo di Alzheimer, l’aterosclerosi, il glaucoma, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, l’apnea durante il sonno, la sindrome di Torrette, il dolore e molti altri disturbi. Questo tetraidrocannabinolo ha proprietà antiemetiche soprattutto per i pazienti soggetti a chemioterapia o pazienti affetti da AIDS che hanno spesso nausee e vomito.

Sono oggi in commercio, in molti paesi, farmaci a base di cannabis o con una minima presenza di thc. I recettori dei cannabinoidi si trovano in tutto il corpo umano ma il thc agisce principalmente sui recettori del cervello ed è il motivo per cui, ad alte quantità e dosi, è soprattutto un elemento psicoattivo.

Ritornando all’argomento del bugiardino per i farmaci, quando abbiamo un forte mal di testa prendiamo antidolorifici senza più leggere le contro indicazioni come: “nausea, gastroenterite, trombosi (…)” e molti altri effetti anche psicoattivi. Per la depressione e l’ansia si usa l’alprazolam che “è un ansiolitico appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, più precisamente una triazolo–benzodiazepina,[1][2] a breve durata d’azione che viene usato contro gli attacchi di panico e diversi disturbi d’ansia” come spiega wikipedia.org. Esattamente è uno psicofarmaco con effetti collaterali anche molto gravi e da non prendere prima di guidare, ma in commercio da anni e usato dalla maggior parte della popolazione italiana. Attenzione! con ciò non voglio assolutamente dire che questo farmaco non sia da assumere, anzi, ha risolto e aiutato molte persone.

Ciò che sostengo è che l’impiego di una sostanza naturale con proprietà terapeutiche incredibili, senza effetti collaterali finora dimostrati e che può essere studiata e dosata in modo giusto per ogni situazione, patologia e organismo. Ciò che sostengo è la legittimazione dell’uso e la regolamentazione come avviene in altri paesi. Se sei giù di morale, prima di scappare dal più bravo dottore del mondo, in preda all’ipocondria, prova a distrarti e a rivolgerti alla naturopatia: rilassati, chiudi gli occhi oppure accendi il pc e metti play alla tua serie preferita e prova una Tisanapa oppure l’olio al cbd per un po’, come si suole dire “male non fa!”.

Fonte informative:

– rivista “Cannabis Terapeutica, n2 – settembre/ottobre 2014

– it.wikipedia.org

Tags: Benessere, Curiosità, Economia, Mercato, Salute, Uncategorized
  • Posted on Settembre 7, 2018
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05 Lug

Tutti gli usi della Canapa

“C’è chi dice 1000, chi 25mila e chi oltre 50mila. Quello che è sicuro è che gli utilizzi della pianta di canapa sono davvero tanti e si incrociano tra prodotti della tradizione e nuovi studi che solo le moderne tecnologie permettono. Quando parliamo di canapa industriale, non intendiamo altro che determinate genetiche della pianta di cannabis, che è sempre quella. La stessa che è stata demonizzata nell’ultimo secolo e additata semplicemente come droga, e che in realtà è una pianta meravigliosa che può davvero nutrire il pianeta e noi che lo abitiamo, in sintonia con la natura.

Il primo ritrovamento di un manufatto in canapa risale a più di 9mila anni fa. La scoperta è stata fatta nel 2013 dal professorIan Hodder, ed è la testimonianza che la canapa, per molte sue proprietà, ha accompagnato l’umanità in quasi tutta la sua storia. Anche in Italia abbiamo avuto una forte tradizione agro-industriale legata alla canapa se pensiamo che fino agli anni ’30 del secolo scorso eravamo i secondi produttori al mondo per quantità, dietro alla Russia, e i primi per la qualità del prodotto.

La canapa è un vegetale erbaceo annuale, con un ciclo di vita che può durare dai 3 ai 10 mesi, a seconda della varietà e delle diverse condizioni ambientali. E’ divisa in 3 famiglie, la Cannabis Sativa, la Cannabis Indica e la Cannabis Ruderalis. Le varietà oggi registrate per l’utilizzo industriale, con contenuto certificato di THC inferiore allo 0,2%, sono tutte varietà in cui è certamente dominante il carattere di Cannabis Sativa.

E’ comunemente considerata una pianta di origine asiatica, ma di recente il ricercatore Giorgio Amorini ha raccontato che era già presente in Italia e nel bacino del Mediterraneo già 13.500 anni fa.

Vediamo qui sotto un riassunto dei principali utilizzi di questa pianta:

SETTORE ALIMENTARE. Il seme di canapa è il seme più nutriente che ci sia. Ha un contenuto di proteine pari al 20/25%, e contiene tutti e 9 gli amminoacidi essenziali. Contiene l’acido linoleico omega-6 e l’acido alfalinoleico omega-3, che sono acidi grassi essenziali, nel giusto rapporto per l’organismo umano. Inoltre sono presenti vitamine, fitosteroli, caroteni e minerali. Dalla spremitura a freddo dei semi si può ricavare un olio ad uso alimentare e cosmetico che è considerato un vaccino nutrizionale, nel senso che ha tutte le qualità di un alimento protettivo: se utilizzato quotidianamente aiuta ad esempio a rafforzare il sistema immunitario e a far abbassare i livelli di colesterolo. Dai semi è possibile inoltre ricavare farine per la creazione di prodotti da forno dolci e salati. In Italia il risveglio culturale sulle proprietà della pianta di canapa ha sempre di più la tavola come suo volano di crescita e sviluppo. D’altronde siamo in Italia e per noi la bontà e la qualità del cibo che ci troviamo nel piatto ha sempre avuto un certo peso. Ma la crescita dei consumi di canapa e derivati nel settore alimentare non significa solo un miglioramento delle nostre abitudini alimentari ed una protezione in più per il nostro organismo: si sta rivelando un vero e proprio vettore di informazioni dal quale le persone comuni iniziano a farsi domande e pretendono, giustamente, di essere informati correttamente. Ed è anche così che aumentano i dottori, i nutrizionisti, gli atleti e le persone in generale che sono al corrente delle proprietà nutritive dei semi e dell’olio, considerati un vaccino nutrizionale per il nostro corpo se assunti con regolarità e ne consigliano il loro utilizzo. E intanto crescono anche le aziende che celebrano il connubio di sapori e nutrimenti tra la pianta di canapa e la nostra sterminata cultura gastronomica.

CARTA. L’uso della fibra di canapa per produrre carta risale a più di 2000 anni fa. Attualmente, solo il 5% della carta mondiale viene fatta da piante annuali come la canapa o il lino. Ma agli albori della stampa la carta di canapa ebbe un ruolo preminente: la prime copie della Bibbia stampata da Gutenberg furono prodotte con questo tipo di carta e gli originali delle Costituzioni americana (1776, nella foto) e francese (1791) sono scritte su carta di canapa. Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comportaimportanti vantaggi: innanzitutto per la sua enorme produttività in cellulosa, infatti un ettaro di canapa produce, in pochi mesi, la stessa cellulosa prodotta da 4 ettari di foresta in decenni. Altro vantaggio è la bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20% oltre ad un’analoga percentuale di sostanze leganti. Il processo che conduce ad ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l’uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno: un procedimento costoso e inquinante che non è affatto necessario con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile, mentre i composti chimici utilizzati per sbiancare e trattare la carta ottenuta della fibra di legno, sono dannosi. La possibilità della canapa nasce quindi da un forte motivo ambientale, oggi che tutte le foreste primarie d’Europa, e la maggior parte di quelle americane, sono state distrutte anche per produrre la carta. Per quella di canapa non è mai troppo tardi.

BIO-EDILIZIA. Attorno ai materiali da costruzione naturali si può e si deve sviluppare una nuova edilizia, più in sintonia con l’uomo e attenta all’ambiente. Il contributo delle costruzioni in materiali vegetali alla salvaguardia ambientale deriva essenzialmente dalla capacità di non immettere, ma di “sequestrare”, biossido di carbonio. Per vivere, le piante convertono CO2 e acqua negli idrocarburi di cui esse sono costituite. Questo componente inquinante viene sequestrato all’atmosfera e fissato nei tessuti delle piante. La canapa è un’ottima fissatrice di CO2. Al netto delle emissioni di trasporto e lavorazione, un metro quadro di muratura in canapa e calce ha sequestrato all’aria 35 chilogrammi di biossido di carbonio. Il composto di calce e canapa può essere utilizzato per una varietà di esigenze di costruzione che spaziano dalla muratura portante a quella divisoria, per arrivare alla pavimentazione. Oltre ad essere anche loro carbonio-negativi, i biomattoni hanno proprietà isolanti e capacità naturali di regolazione dell’umidità. La canapa unita alla calce garantisce un buon isolamento e minimizzazione dei ponti termici, recuperi passivi di calore da energia solare e sorgenti interne, tenuta all’aria esterna e ventilazione meccanica ad alta efficienza. Altra caratteristica è l’ottima resistenza meccanica e la riduzione dei costi energetici per mantenere temperatura e umidità costanti.

BIO-PLASTICHE. La plastica derivata dal petrolio ha i giorni contati. Esistono già diverse plastiche realizzate con cellulosa e fibre di canapa che possono costituire dal 50 al 100% del materiale. La fusione delle fibre di canapa nella plastica riduce la quantità di materiale derivato dal petrolioe migliora le qualità complessiva del prodotto: la bioplastica derivata dalla canapa è molto più resistente del polipropilene e l’utilizzo di queste fibre al posto di equivalenti sintetici elimina tutti i problemi legati ai rischi per la salute e allo smaltimento del materiale. Le diverse formule per ottenere materiali plastici compositi con la canapa permettono di ottenere differenti caratteristiche di resistenza, riciclabilità e biodegradabilità. In Italia la start-up Kanèsis ha da poco brevettato una termoplastica ottenuta dai materiali di scarto di 3 processi industriali di trasformazione di altrettante piante, di cui la principale è la canapa. E’ un materiale biodegradabile e compostabile e può essere utilizzato per la stampa 3D. 

AUTOMOBILI. Per quel che riguarda la canapa l’anno scorso è stato presentato il BioMat creato dalla Faurecia a partire dal PBS (polibutilene succinato) – che può essere ricavato da un processo di fermentazione dei cereali ed è un poliestere biodegradabile al 100% – miscelato con fibre di canapa per essere rinforzato. Mentre la John Controls ha effettuato studi su canapa, tapioca e patate dopo aver annunciato di aver messo a punto una nuova tecnologia di stampaggio plastico, che include fibre vegetali nel compostaggio dei pezzi delle automobili. Secondo loro questi materiali ridurrebbero il peso del 40%, rendendo le auto più resistenti del 30% rispetto alle normali carrozzerie in metallo. Senza dimenticare la Kestrel, auto ecologica in canapa costruita dalla Motive Industries, o il fatto che si può trovare la canapa in auto prodotte da Audi, BMW, Ford, GM, Chrysler, Mercedes, Lotus e Honda, tra gli altri. Auto elettriche come la BMW i3 fanno molto affidamento su questo materiale col quale sono realizzate le portiere che risultano più leggere del 10% rispetto a quelle realizzate con materiali tradizionali. Senza stare a scomodare la mitica Hemp Body Car, il prototipo di auto costruito da Henry Ford nel 1941 in bioplastica derivata dalla canapa e alimentata con etanolo di canapa

BIO-CARBURANTI. Fino alla fine del 1800 in America il combustibile più utilizzato era un derivato dell’olio di canapa. Non produceva scorie e le famiglie potevano produrlo in autonomia per alimentare le proprie lampade. La stessa Hemp Body Car, di cui abbiamo parlato sopra, era alimentata da etanolo di canapa.  In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno. Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo.

TESSILE. Il tessuto per abbigliamento, arredamento, corde e tappeti, si ricava dalla fibra lunga della pianta di canapa. Come tessuto, grazie alla sua fibra cava, la canapa rimane fresca in estate e calda in inverno. Ha proprietà antibatteriche e antifungine ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo, tenendolo asciutto e assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95%. La resistenza agli strappi è tre volte maggiore a quella del cotone e tra le fibre naturali è quella che meglio resiste all’usura. Richard Fagerlund, studioso che ha oltre 40 anni di esperienza nella gestione di specie nocive per le piante, ha di recente spiegato che: “La coltivazione del cotone è probabilmente il più grande inquinante del pianeta poiché, occupando solo il 3% dei terreni agricoli del mondo, esige il 25% dei pesticidi utilizzati in totale. Le sostanze chimiche vanno nelle acque sotterranee e il veleno non ha come bersaglio solo gli insetti, ma tutti gli organismi, compresi gli esseri umani. Inoltre la fibra di canapa è più lunga, più assorbente, resistente e isolante della fibra di cotone”. Sempre a livello di coltivazione il cotone per crescere, richiede circa il doppio dell’acqua rispetto alla canapa. Purtroppo in Italia, avendo saltato completamente la fase della meccanizzazione nel corso del Novecento, oggi di canapa tessile e di tessuti derivati non c’è produzione. Il tessile è da sempre considerato l’oro verde della canapa, perché è il prodotto con il maggior valore aggiunto. Per ripristinare il settore varrebbe la pena incentivare eventuali trasformatori e produttori.

COSMETICA. L’olio di canapa presenta un rapporto veramente ottimale (1:3) tra i due acidi grassi essenziali più importanti: Omega 3 e Omega 6 e ne abbiamo rimarcato l’importanza per la nostra alimentazione. Per quello che riguarda invece l’utilizzo cosmetico, che incrocia in vari modi l’utilizzo alimentare e terapeutico come coadiuvante in diverse patologie, in particolare è da far notare la presenza elevata dell’acido γ-linolenico, che svolge un ruolo importante nella fisiologia e fisiopatologia della pelle, e dei tocoferoli, che sono un potente antiossidante naturale. Lenitivo e riequilibrante, è inoltre un olio ricco di vitamina E, che combatte i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento precoce, e di vitamine del gruppo B (in particolare B1, B2, B6). Nell’olio di canapa i tre grassi acidi essenziali indicati sopra sono presenti in media tra il 60 e il 75% del totale e gli conferiscono proprietà antinfiammatorie e rigeneranti, che aiutano per il trattamento e la prevenzione di malattie della pelle come ad esempio l’eczema; pubblicazioni scientifiche ne supportano l’uso in condizioni di pelle secca come psoriasi e xerosi ed è inoltre utile per mitigare le irritazioni cutanee e per evitare o ridurre la formazione di cicatrici. Può essere usato anche localmente in caso di arrossamenti cutanei applicandolo localmente e massaggiando la parte interessata, oppure sui capelli ancora umidi, come impacco rivitalizzante (lasciare in posa almeno 10 minuti). Come andrebbe di moda dire nel mondo pubblicitario legato ai prodotti per la cura della pelle, è un perfetto anti-aging naturale e si inserisce a pieno diritto nei lipidi vegetali con qualità funzionali ai fini del mantenimento del buono stato di salute della pelle.

BENEFICI PER L’AMBIENTE. La canapa fa bene all’ambiente semplicemente crescendo. Abbiamo visto sopra le sue capacità di sequestrare CO2 dall’atmosfera, 4 volte tanto rispetto agli alberi. Sommiamo poi i vantaggi che avremmo fermando la deforestazione, se utilizzassimo la canapa (pianta annuale) invece che foreste che per crescere ci mettono 3o anni, per produrre la carta di cui abbiamo bisogno. Pensiamo all’inquinamento che ci risparmieremmo sia nelle lavorazioni industriali, sia nello smaltimento, se utilizzassimo bio-platiche al posto delle plastiche altamente inquinanti, bio-carburanti al posto di benzina e diesel (che inquinanti sia durante l’estrazione di petrolio, sia durante la trasformazione e sia durante l’utilizzo) e bio-mattoni per costruire e isolare le case. Già così il mondo sarebbe diverso. La filiera della canapa non produce rifiuti realmente inquinanti o difficili da smaltire, e non causa danni ecologici, apportando contemporaneamente un miglioramento nell’ambiente in cui viene coltivata. Essa rappresenta infatti un modello di sviluppo sostenibile che comporta l’abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell’inquinamento locale e globale, compreso quello del suolo, fino all’istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura. Inoltre, semplicemente venendo coltivata, la canapa attiva un processo di fitobonifica, miglioramento della fertilità dei suoli, azione di contrasto alla deforestazione e desertificazione e contribuisce al miglioramento del terreno come diserbante naturale.

APPLICAZIONI ANTIBATTERICHE. Una società del Colorado sta usando la canapa per combattere la diffusione delle infezioni da stafilococco negli ospedali. Il motivo è che dalla canapa si ottiene un tessuto antibatterico, al contrario di cotone e tessuti in poliestere, in cui è noto che i batteri sopravvivano giorni e addirittura mesi. Varie sostanze chimiche che si trovano nella canapa hanno dimostrato di possedere proprietà antibatteriche e antifungine. Il tessuto di canapa della EnviroTextile è ancora in fase di sviluppo, ma ha già mostrato risultati promettenti nei test di laboratorio iniziali.

NANOMATERIALE PER STOCCARE ENERGIA. Il grafene è spesso pubblicizzato come il futuro delle nanotecnologie essendo il materiale più sottile, più forte, e più leggero mai realizzato. Ma come si comporta la canapa a confronto? A quanto pare, è ancora meglio. All’inizio di quest’anno un gruppo di ingegneri chimici dell’University of Alberta ha trasformato le fibre di canapa in un nanomateriale con proprietà simili al grafene, ma con un costo finale molto più basso. Inoltre nell’ambito di dispositivi di accumulo di energia come batterie e condensatori, il nanomateriale in canapa ha mostrato “proprietà elettrochimiche di stoccaggio superiori” rispetto al grafene.”

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/9962-canapa-utilizzi

Tags: Curiosità, Economia, Mercato
  • Posted on Luglio 5, 2018
  • Categorie: Uncategorized
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02 Lug

La canapa per la bonifica dei terreni

“Con Fitobonifica (o fitorisanamento) si intende l’impiego di vegetali per la bonifica dei terreni e degli ambienti. Alcuni vegetali, tra cui la canapa, sono infatti in grado di imprigionare tra le radici le sostanze inquinanti presenti nel terreno, disgregare o ancora accumulare all’interno della pianta.Con Fitobonifica (o fitorisanamento) si intende l’impiego di vegetali per la bonifica dei terreni e degli ambienti. Alcuni vegetali, tra cui la canapa, sono infatti in grado di imprigionare tra le radici le sostanze inquinanti presenti nel terreno, disgregare o ancora accumulare all’interno della pianta.

La canapa non solo è in grado di catturare dal terreno contaminanti organici e inorganici tra cui metalli e altre sostanze inquinanti, ma aiuta a ridurre la presenza di CO2 nell’aria e interviene anche sull’acqua..

Rispetto al altre coltivazioni la resistenza della pianta della canapa consente l’abbattimento dell’impiego di pesticidi, fitofarmaci, diserbanti e anche d’acqua ed è quindi una coltivazione altamente sostenibile.

In passato la canapa è già stata adottata per la bonifica di terreni vicini all’ILVA resi inutilizzabili dagli scarichi delle industrie che hanno portato all’avvelenamento e conseguente morte di interi allevamenti e anche persone. Si stima infatti che nell’arco di cinque anni la pianta della canapa sia in grado di bonificare il terreno rendendolo nuovamente fertile e si sta pensando di usarla per arginare l’inquinamento di zone industriali come fosse una vera e propria barriera agli inquinant.i

La canapa non solo è in grado di catturare dal terreno contaminanti organici e inorganici tra cui metalli e altre sostanze inquinanti, ma aiuta a ridurre la presenza di CO2 nell’aria e interviene anche sull’acqua..

Rispetto al altre coltivazioni la resistenza della pianta della canapa consente l’abbattimento dell’impiego di pesticidi, fitofarmaci, diserbanti e anche d’acqua ed è quindi una coltivazione altamente sostenibile.

In passato la canapa è già stata adottata per la bonifica di terreni vicini all’ILVA resi inutilizzabili dagli scarichi delle industrie che hanno portato all’avvelenamento e conseguente morte di interi allevamenti e anche persone. Si stima infatti che nell’arco di cinque anni la pianta della canapa sia in grado di bonificare il terreno rendendolo nuovamente fertile e si sta pensando di usarla per arginare l’inquinamento di zone industriali come fosse una vera e propria barriera agli inquinanti.”

“La canapa è quindi un ottimo candidato naturale per la bonifica di terreni ad alto livello di inquinamento.

Un altro impiego sperimentale della canapa è il recupero dei fanghi contaminati che vengono prodotti dal passaggio di acque di scarico industriale o fognature che lasciano appunto sul terreno questi fanghi altamente inquinanti. La procedura standard prevede la raccolta ed essicazione dei fanghi contaminati perchè vengano poi bruciati o stoccati in discarica, con la canapa invece si può provvedere al recupero di questi fanghi che poi, una volta bonificati, possono esser rivenduti come terriccio.

Rispetto alle alternative la fitobonifica offre molti vantaggi di natura ambientale ed economica, ma richiede un maggiore tempo per il completamento della bonifica del terreno.”

fonte: https://www.tuttogreen.it/bonifica-terreni-con-la-canapa-unidea-italiana/

 

Tags: Curiosità, Economia, Mercato, Uncategorized
  • Posted on Luglio 2, 2018
  • Categorie: Uncategorized
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news Buenavita cannabis Milano
24 Feb

Il Vero Aroma della Cannabis: i Terpeni

I terpeni conferiscono alle varietà di cannabis i loro sapori caratteristici. Sono gli oli aromatici che la pianta produce e che danno ad una varietà un gusto fruttato o di menta, un aroma di terra o di agrumi oppure un odore di formaggio.
I terpeni conferiscono alle piante di cannabis il loro sapore e odore unici. I ricercatori ora dimostrano che essi potrebbero anche avere un ruolo sugli effetti di ciascuna varietà.

Si è scoperto che i terpeni possono influenzare la quantità di THC e CBD che entra nel cervello attraverso la barriera emato-encefalica. Ancora più importante, la scienza ha dimostrato che i terpeni possono influenzare direttamente i neurotrasmettitori del cervello in vari modi.
È importante anche ricordare che non tutti i tipi di terpeni funzionano allo stesso modo. Alcuni tipi possono influenzare il cervello in modo da farci rilassare, mentre altri hanno l’effetto opposto, aumentando i nostri livelli di umore e di energia.

Questi risultati , che mostrano il ruolo dei terpeni nella produzione di vari tipi di euforia, stanno ora elevando l’industria, la ricerca e la coltivazione della cannabis a nuovi e promettenti livelli. I terpeni stanno diventando l’obiettivo su cui vale la pena concentrarsi, non solo per gli intenditori che sono alla ricerca di un certo sapore, ma anche per coloro che desiderano comprendere e massimizzare gli effetti della marijuana. L’industria della cannabis terapeutica, in particolare, è interessata agli effetti dei terpeni e alla loro sinergia con i cannabinoidi.
I terpeni fanno spazio ad una nuova e interessante ricerca: ora possiamo influenzare direttamente i livelli di euforia e “sintonizzare” l’erba in base alle nostre esigenze.
Aggiungendo limonene, per esempio, si può ottenere un effetto stimolante. Allo stesso modo, possiamo aggiungere linalolo se vogliamo un effetto più rilassante e sedativo dalla pianta.
I laboratori stanno iniziando a testare le varietà non solo per i livelli di THC e CBD, ma anche per il loro contenuto di terpeni. Quando abbiamo capito quali tipi di terpeni sono presenti in una particolare varietà, siamo in grado di sapere in anticipo i suoi effetti.
La comprensione dei terpeni apre le porte a nuovi livelli di ricerca medica sugli effetti della cannabis. Questo significa nuove opportunità di esplorazione per coltivatori e banche dei semi. Si può ipotizzare che non passerà molto tempo prima che l’odore di una varietà contenga informazioni sufficienti per riuscire a predire il suo particolare effetto!

TERPENI COMUNI NELLA MARIJUANA:

IlMIRCENE è il terpene che si trova più frequentemente nella marijuana, e crea la maggior parte degli oli aromatici nelle varietà di cannabis. Il mircene si può trovare anche in alcune altre piante come il luppolo. Alcuni paragonano l’aroma di mircene a quello dei chiodi di garofano. È noto per avere proprietà anti-infiammatorie, anti-batteriche e antidolorifiche (analgesiche). Il mircene ha un effetto sedativo, calmante e rilassante.

LIMONENE
Dopo il mircene, il limonene è il secondo terpene più comune che troviamo nella marijuana. Come suggerisce il nome, ha un forte odore di agrumi. È noto per le sue proprietà antimicotiche e anti-batteriche. La ricerca suggerisce che il limonene funzioni anche come anti-cancerogeno e che possa aiutare a prevenire la crescita di tumori. Le varietà Haze sono una grande fonte di questo tipo di terpeni.

EUCALIPTOLO
L’eucaliptolo è il terpene che si trova nell’olio essenziale di eucalipto. Ha un odore fresco di menta. Si pensa abbia proprietà antidolorifiche oltre alla capacità di migliorare la concentrazione. Per questa ragione, si trova spesso nelle piante utilizzate per la meditazione.

NEROLIDOLO
Il nerolidolo si trova in zenzero, citronella e niaouli. Viene utilizzato come agente aromatizzante e in profumeria. Ha un aroma legnoso, di terra fresca, che ricorda la corteccia. In termini di benefici terapeutici, si pensa che il nerolidolo possa essere antimicotico ed è efficace per il trattamento della malaria. Il nerolidolo ha un effetto sedativo e rilassante.

PINENE
il PINENE ha un profumo che ricorda pini e abeti. Molte piante contengono pinene; per esempio, rosmarino e salvia. Questo terpene è noto per aver proprietà anti-infiammatorie e antisettiche locali. È anche noto come espettorante e ha un effetto di allargamento sui bronchi. La ricerca ha dimostrato che il pinene può influenzare positivamente la nostra memoria.

IL NOSTRO CONSIGLIO:
– Secondo noi sarebbe meglio dubitare di fiori che al tatto risultano umidi, dall’odore un po’ artefatto. Consigliamo sempre di informarsi sul brand che si vuole acquistare per evitare prodotti “imbevuti” di aromi sintetici.

Tags: Curiosità, Economia, Mercato, Uncategorized
  • Posted on Febbraio 24, 2018
  • Categorie: Uncategorized
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